Libia, Dbeibah annuncia la fine delle detenzioni illegali dopo l’arresto di al-Masri

di claudia
Dbeibah

di Giulia Filpi

Il premier libico Dbeibah (nella foto di apertura) afferma che, per la prima volta dal 2011, tutti i detenuti nel Paese sono sotto la giurisdizione della magistratura. L’arresto di Osama al-Masri al-Najim, ex capo della “polizia giudiziaria” accusato di crimini di guerra, segna l’inizio di una stretta contro le milizie e gli apparati di sicurezza paralleli.

A poche ore dalla notizia dell’arresto di Osama al-Masri al-Najim, Abdul Hamid Dbeibah, capo del governo di unità nazionale libico, ha annunciato che, “per la prima volta dal 2011, non ci sono detenuti in Libia al di fuori della giurisdizione della magistratura” e che “l’epoca delle detenzioni illegali è finita”.

Le dichiarazioni di Dbeibah, pronunciate durante la cerimonia di diploma dell’accademia di polizia, sono state riportate dal sito del canale libico Libya al-Ahrar. Al-Masri, il famigerato capo della “polizia giudiziaria” libica al centro di uno scandalo in Italia, è stato arrestato in Libia dopo che, a gennaio, era stato fermato a Torino per poi essere rilasciato e rimpatriato, malgrado su di lui pendessero accuse della Corte penale internazionale per crimini di guerra, omicidi, torture e stupri.

“Il governo proseguirà con la sua chiara visione di porre fine alla presenza di formazioni armate al di fuori delle istituzioni statali” prosegue la dichiarazione del premier, che sta rimuovendo dalle sue forze armate gli uomini della milizia “Rada” e della “Polizia giudiziaria”, un tempo affiliati alle istituzioni tripoline.

Dbeibah ha annunciato inoltre il completamento della prima fase della consegna alle autorità statali delle sedi di sicurezza appartenenti a porti e aeroporti, e ha confermato inoltre che le milizie saranno ritirate dalle strade nell’ambito del piano interno per la sicurezza della capitale Tripoli.

Alla fine della scorsa settimana, il ministro dell’Interno di Dbeibah, Emad Trabelsi, ha annunciato un nuovo piano per la sicurezza di Tripoli, puntualizzando, secondo la sua dichiarazione ripresa dall’agenzia stampa libica, “che la presenza di organismi paralleli al ministero dell’Interno potrebbe ostacolare le operazioni”. Il piano prevede una stretta cooperazione tra le principali agenzie di sicurezza, tra cui la Direzione della sicurezza di Tripoli, l’Agenzia per la lotta contro gli stupefacenti e le sostanze psicotrope, la Polizia giudiziaria, l’Ufficio informazioni e monitoraggio della sicurezza e la Direzione generale del supporto centrale, oltre alla Polizia militare del ministero della Difesa. Trabelsi ha riferito che il nuovo dispositivo sarà applicato inizialmente nel quartiere di al-Andalus, una delle roccaforti di Dbeibah, dove sorgeranno quattro nuovi centri di polizia.

Osama al-Masri al-Najim

L’arresto di al-Masri ha suscitato reazioni anche in seno alla società civile. L’Istituzione nazionale per i diritti umani in Libia (Nihrl) ha colto l’occasione dell’arresto per ribadire la necessità di una cooperazione effettiva tra le autorità libiche e la Corte penale internazionale, ricordando di aver documentato nel corso degli anni numerose violazioni gravi dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

Da parte sua, in un’intervista al quotidiano panarabo Asharq al-Awsaat, l’avvocato Hisham al-Harathi ritiene che “la Procura libica insisterà nel far valere la propria giurisdizione nazionale per processare al-Masri, garantendo però un processo equo e trasparente”, e considera “poco probabile” la sua consegna alla Corte penale internazionale. Ha inoltre invitato a “tenere le considerazioni politiche fuori dal dossier, per salvaguardare l’indipendenza e la credibilità della magistratura”.

Hisham al-Harathi ha dichiarato anche che la mossa della giustizia libica “ripristinerà una certa fiducia nella magistratura, dopo anni di divisioni che hanno gettato un’ombra sul sistema giudiziario” nel Paese.

L’arresto di al-Masri avviene a pochi giorni dal prossimo briefing sulla Libia che il procuratore della Cpi Karim Khan dovrebbe fornire il 25 novembre al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare riguardo alle questioni giuridiche in corso tra la Corte e le autorità libiche. 

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