Al via il viaggio in Africa di Leone XIV, tra fede e crisi globali

di Tommaso Meo

Papa Leone XIV inizierà oggi un viaggio apostolico di dieci giorni in Africa che lo porterà a visitare Algeria, Camerun, Angola e Guinea equatoriale, con l’obiettivo di sollecitare i leader mondiali a non dimenticare le necessità di un continente dove vive oltre un quinto dei cattolici mondiali. Il pontefice percorrerà quasi 18.000 chilometri in quello che è il suo primo grande tour del 2026, toccando undici città in un itinerario che prevede diciotto voli complessivi.

La missione del Papa, come dichiarato dal cardinale Michael Czerny, prefetto del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e stretto consigliere di Leone XIV, punta a «riportare l’attenzione del mondo sull’Africa», dimostrando che il continente rappresenta una priorità per la Chiesa proprio all’inizio del suo pontificato. Il pontefice affronterà temi cruciali come la convivenza pacifica tra religioni, la crisi climatica, le migrazioni e lo sfruttamento delle risorse naturali in regioni segnate dalla povertà nonostante la ricchezza di materie prime.

In Camerun, dove è attesa una partecipazione di circa 600.000 persone alla messa papale, Leone XIV presiederà un incontro per la pace a Bamenda, città colpita dalle violenze separatiste, mentre in Algeria la visita assumerà un forte valore simbolico per il dialogo interreligioso. Nella capitale Algeri è prevista una sosta alla Grande moschea, sebbene le autorità locali abbiano declinato la richiesta vaticana di una preghiera al monastero di Tibhirine per evitare di riaprire ferite legate alla guerra civile degli anni Novanta.

Il viaggio si concluderà in Guinea equatoriale, nazione che non riceveva una visita papale dal 1982, dove Leone XIV renderà omaggio alle vittime dell’esplosione della caserma di Bata avvenuta nel 2021. Come sottolineato dai vertici del ministero degli Affari esteri vaticano e dai vescovi locali, la presenza del primo Papa statunitense della storia in queste terre vuole essere un segno di speranza per una regione che sta affrontando tagli agli aiuti umanitari internazionali e persistenti sfide legate all’instabilità politica.

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