Costa d’Avorio: chiuso maxi-processo per traffico di droga, assolti gli italiani

di claudia
cocaina

Si è concluso ieri alla Corte d’Appello di Abidjan, in Costa d’Avorio, il maxi-processo per traffico di droga in cui era coinvolto anche dei cittadini italiani, che sono stati assolti. Lo riportano i media ivoriani.

Delle 19 persone condannate in primo grado per traffico di droga e associazione a delinquere, 13 avevano presentato ricorso e cinque di loro hanno visto confermata la condanna a 10 anni di carcere: tra i condannati c’è Miguel Devesa, un ex agente di polizia spagnolo che è emerso essere la mente della rete criminale dedita al traffico di cocaina. La conferma della sua condanna è stata definita “severa” dal suo avvocato, Zakaria Touré, che ha annunciato ricorso ma ha anche confermato che il suo cliente è colpevole: “La legge stabilisce che quando si viene processati per traffico di droga e si aiuta a trovare gli altri colpevoli, si beneficia di un’attenuante, e quindi la pena va necessariamente ridotta. Una riduzione è stata fatta” ha detto Touré citato da Rfi, “ma non è sufficiente”. Altri cinque imputati, tra cui alcuni imprenditori e personalità locali di San Pedro, hanno ricevuto una riduzione di pena di cinque anni. Tra questi, Karamoko Dosso, ex commissario della polizia criminale di San Pedro, e César Ouattara, ex funzionario eletto regionale. La sentenza di primo grado era stata emessa il 7 maggio 2024 dal Tribunale penale economico e finanziario di Abidjan.

Nel processo erano finiti alla sbarra anche Bartolo Priolo, che lavora nell’ambito della ristorazione come chef nel ristorante Pasta e Pizza di Abidjan, di proprietà del cittadino franco-ivoriano di origini libanesi Hussein Taan, anch’egli finito in questo processo, e si occupa anche di export di caffè, cacao e olio di palma dalla Costa d’Avorio. Priolo e Taan sono finiti nel processo nonostante il principale pentito, Devesa, abbia sempre sostenuto di non conoscerli e che non fossero coinvolti nella sua rete. In primo grado erano stati condannati a 10 anni: l’avvocato di Priolo, Giuseppe Tortora, nei mesi scorsi si era appellato tramite le pagine di diversi giornali locali italiani, denunciando “una condanna ingiusta e senza prove”, aveva chiesto che il suo cliente ricevesse assistenza da parte dell’ambasciata italiana ad Abidjan, lamentando una situazione di “grave disagio e malattia in carcere”, invocando “un intervento urgente” delle autorità italiane, minacciando anche lo sciopero della fame. L’avvocato ivoriano di Priolo, Djirabou, aveva dichiarato dopo la condanna in primo grado che “non è giustizia ma una distribuzione di pene”.

droga

L’altro italiano finito in questo processo, e assolto ieri da ogni accusa, è l’ingegnere edile Maurizio Cocco, imprenditore 62enne di Fiuggi detenuto dal 2022, a capo di Italia Service, che a Rfi ha dichiarato: “ho passato 37 mesi in prigione. È incredibile per me, perché non ho fatto nulla. Lo dicevo ogni giorno, ma alla fine la giustizia mi ha dato ragione”. Cocco era stato condannato a 24 mesi di carcere, meno di quanti effettivamente trascorsi, e 30 milioni di franchi Cfa (poco più di 45.000 euro) di multa per evasione fiscale e, con lui, anche la sua società. Cocco era stato in realtà scarcerato i primi di luglio, grazie al pagamento di una cauzione equivalente a 150.000 euro da parte della sua famiglia: Cocco ha trascorso più tempo in carcere rispetto alla condanna di primo grado, scontando l’intera pena in carcerazione preventiva ma rimanendo poi detenuto per nuove indagini a suo carico per riciclaggio e traffico di stupefacenti, chiuse con un nulla di fatto dalla procura ivoriana. Secondo il suo legale italiano, Mario Cicchetti, il 7 maggio 2024 Cocco sarebbe dovuto rientrare in Italia con un volo diplomatico ma la missione non è mai partita da Ciampino.

Al momento dell’arresto, Cocco viveva in Costa d’Avorio da poco meno di un anno ed è stato detenuto in condizioni deplorevoli, in celle da 50 metri quadri con 220 persone recluse. Anche nel suo caso, il suo legale ha lamentato la scarsa assistenza, o la scarsa efficacia, da parte delle autorità italiane.

Il caso risale all’aprile 2022, quando le autorità portuali ivoriane hanno sequestro oltre due tonnellate di cocaina ad Abidjan e San Pedro, un’operazione che ha lasciato un segno indelebile nel Paese e rappresenta ancora oggi il più ingente sequestro di cocaina mai avvenuto in Costa d’Avorio, Paese diventato negli anni un crocevia fondamentale per i traffici di sostanze illecite dall’America Latina all’Europa, traffici nei quali le organizzazioni mafiose italiane hanno interessi importanti.

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