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Edizione del 12/03/2026

© Rivista Africa
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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Autore

Tommaso Meo

Tommaso Meo

    Macky Sall
    FOCUS

    La candidatura di Macky Sall all’Onu divide il Senegal

    di Tommaso Meo 9 Marzo 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Andrea Spinelli Barrile

    La possibile nomina dell’ex presidente a segretario generale delle Nazioni Unite divide profondamente il Paese. Petizioni opposte, accuse politiche e manovre diplomatiche internazionali accompagnano la corsa di Sall

    L’opinione pubblica senegalese sta dibattendo in modo molto acceso sulla candidatura dell’ex presidente della Repubblica Macky Sall alla carica di segretario generale delle Nazioni Unite. Il suo nome è stato avanzato ufficialmente dal presidente dell’Unione Africana, il burundese Évariste Ndayishimiye, cosa che rende Sall «il candidato dell’organizzazione africana».

    Nel giro di pochi giorni, scrivono i giornali senegalesi, sono state presentate due petizioni con posizioni diametralmente opposte, a dimostrazione della polarizzazione che circonda la figura di Sall e la sua ambizione internazionale. La prima petizione, depositata quattro giorni fa da Mariama Dieng, membro supplente del Parlamento in rappresentanza della diaspora, chiede agli Stati membri delle Nazioni Unite e al Consiglio di sicurezza di respingere la candidatura dell’ex capo di Stato perché il suo ultimo mandato è stato caratterizzato da violazioni delle libertà, arresti politici e violenze diffuse.

    Le accuse politiche e giudiziarie contro l’ex presidente

    Sall, da quando ha lasciato la presidenza nel 2024, vive principalmente in Marocco anche a causa della forte rivalità con i suoi successori al potere, esponenti dell’ex partito di opposizione Pastef. La nuova leadership lo accusa di aver strumentalizzato la giustizia per eliminare l’attuale primo ministro Ousmane Sonko dalla corsa elettorale.

    Sia il nuovo presidente Bassirou Diomaye Faye che lo stesso Sonko sono stati liberati dal carcere solo pochi giorni prima delle elezioni presidenziali di marzo 2024, grazie a un’amnistia dell’ultimo minuto concessa proprio da Sall per allentare la tensione pre-elettorale. L’ex presidente ha spesso criticato Faye e Sonko, definendoli inesperti e incapaci di mantenere la stabilità dello Stato, mentre i due lo accusano di aver lasciato i conti pubblici in condizioni disastrose: una questione non solo politica ma anche giudiziaria.

    Ad aprile 2025, l’Assemblea nazionale senegalese ha ricevuto una risoluzione per mettere sotto accusa l’ex presidente per alto tradimento. Il disegno di legge per incriminare Sall davanti all’Alta corte di giustizia si basa sul cosiddetto «debito nascosto» e sulla «falsificazione» delle cifre evidenziate dalla Corte dei conti per il periodo 2019-2024. La relazione esplicativa della proposta di legge citava oltre 2.517 miliardi di franchi Cfa (circa 4 miliardi di euro) «contratti al di fuori di qualsiasi circuito legale» e senza autorizzazioni, in «violazione dei principi di trasparenza, sincerità e responsabilità di bilancio».

    Intervistato in radio, l’ex ministro dell’Istruzione Mamadou Ndoye ha criticato la candidatura di Sall, il cui governo è stato segnato dalla repressione: «Non è in un momento in cui estremisti e sostenitori di un nuovo ordine mondiale cercano di indebolire le Nazioni Unite con la forza che dovremmo proporre un leader indebolito», ha sostenuto. «È necessaria una personalità di grande levatura per resistere a ciò che sta accadendo a livello internazionale».

    Il Senegal diviso sul sostegno a Sall

    Sall resta tuttavia un personaggio fortemente polarizzante in Senegal, come dimostra la seconda petizione, presentata due giorni dopo la prima, che invita invece senegalesi e africani a sostenere la sua corsa al segretariato delle Nazioni Unite. I promotori ritengono che la sua elezione rappresenterebbe un’opportunità per rafforzare la voce dell’Africa nella governance globale e sottolineano la sua esperienza alla guida del Senegal e il suo potenziale ruolo di portavoce del continente sulla scena internazionale. La petizione ha già raccolto circa 15.000 firme.

    L’Alleanza per la Repubblica, il partito di Sall, sostiene che le autorità del Senegal dovrebbero «adottare l’approccio giusto» sostenendolo in quanto senegalese, in nome di un voto «per orgoglio nazionale» che vada oltre il curriculum dello stesso Sall. Ma difficilmente sarà così. Il ministro per l’Integrazione africana e gli affari esteri del Senegal, Cheikh Niang, ha dichiarato alla radio Sud Fm che il Senegal non sostiene l’iniziativa né ha partecipato alle discussioni in seno all’Unione africana sulla candidatura dell’ex presidente. Ha aggiunto che il governo di Dakar ha appreso della candidatura dai giornali.

    La campagna diplomatica e la partita al Consiglio di sicurezza

    Secondo il giornale Le Quotidien, la campagna di Macky Sall per il segretariato è iniziata ufficialmente all’Palazzo dell’Eliseo, dove l’ex presidente senegalese ha incontrato il suo stretto alleato, il presidente francese Emmanuel Macron. Dell’incontro non è trapelato nulla, ma l’obiettivo di Sall è chiaro: assicurarsi il voto francese e utilizzare l’influenza di Parigi per rafforzare la sua candidatura.

    La Francia però non basterà. L’ex capo di Stato dovrà conquistare il favore degli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza – Stati Uniti, Cina e Russia – e presto avvierà un tour diplomatico in questi Paesi per promuovere la sua candidatura.

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