Oltre 1.500 civili sono morti dall’inizio di dicembre a causa dell’intensificarsi dei combattimenti nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, in particolare nella provincia del Sud Kivu. È quanto risulta da un bilancio del governo congolese reso noto alla fine dell’anno.
Secondo un comunicato ufficiale, la violenza si è concentrata principalmente lungo l’asse Kamanyola-Uvira nel Sud Kivu, dove le operazioni armate hanno causato un significativo sfollamento della popolazione. Le autorità indicano che oltre 500.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa degli scontri e della persistente insicurezza. Il fronte oppone principalmente i ribelli dell’M23, sostenuto dal Ruanda, e le forze governative sostenute dai miliziani wazalendo.
Il governo sottolinea che la linea del fronte si è gradualmente spostata verso sud, colpendo diverse aree del Sud Kivu, tra cui Uvira, Fizi e Mwenga. Questo sviluppo è descritto come il risultato di azioni militari condotte da elementi armati che operano nella regione, in violazione degli impegni assunti e dei principi del diritto internazionale umanitario.
Il governo ribadisce la propria determinazione a ripristinare l’autorità dello Stato su tutto il territorio nazionale e a perseguire, attraverso canali diplomatici e giudiziari, tutti i passi necessari affinché i responsabili di questi atti siano chiamati a risponderne.



