Più di 100 persone, tra cui decine di bambini, sono state uccise in una serie di attacchi contro un asilo nel Sud Kordofan, nel Sudan meridionale, nuovo epicentro del conflitto. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha scritto su X che “paramedici e soccorritori sono stati attaccati mentre cercavano di trasferire i feriti dall’asilo all’ospedale”. In un comunicato, il ministero degli Esteri sudanese ha condannato gli attacchi, attribuendoli alle Forze di supporto rapido (Rsf) e sostenendo che siano stati condotti con droni. Gli attacchi sono avvenuti il 4 dicembre nello Stato del Sud Kordofan.
Secondo il direttore dell’Oms, sono state utilizzate armi pesanti e il bilancio delle vittime è di 114 morti, tra cui 63 bambini, e 35 feriti. Un portavoce dell’organizzazione ha precisato che il conteggio comprende le vittime dell’attacco all’asilo, quelle colpite durante il trasferimento verso l’ospedale rurale adiacente e quelle del successivo attacco alla struttura sanitaria. La maggior parte dei bambini è morta nel primo bombardamento, mentre genitori e personale medico risultano tra le vittime colpite in seguito.
I sopravvissuti sono stati trasferiti in un altro ospedale e sono stati lanciati appelli urgenti per il supporto medico e le donazioni di sangue, ha aggiunto Tedros.
Secondo diverse fonti giornalistiche e analisti, il Kordofan è il nuovo epicentro del conflitto sudanese. Più di 700 persone sono state sfollate in un solo giorno negli Stati del Nord e del Sud Kordofan, nel Sudan meridionale, a causa del deterioramento della sicurezza e degli attacchi delle Forze di supporto rapido (Rsf). Lo ha riferito ieri l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).
Secondo le stime delle squadre sul campo, 650 abitanti del villaggio di Imran, nella località di Ar-Rahad (Nord Kordofan), sono fuggiti sabato “a causa dell’escalation dell’insicurezza”, disperdendosi in varie aree della regione. L’Oim ha dichiarato inoltre di aver documentato lo sfollamento di altre 150 persone da Kaiga Al-Khayl, nella località di Kadugli (Sud Kordofan), dirette verso diverse zone del Sud e del Nord Kordofan. Stando alle Nazioni Unite, oltre 41.000 persone sono fuggite dalle violenze nel Nord e Sud Kordofan nell’ultimo mese.
Kadugli è da tempo sotto assedio da parte delle Rsf e del Movimento popolare di liberazione del Sudan-Nord, con bombardamenti ripetuti di artiglieria e droni. La città non dispone di dati demografici precisi, complice le ondate continue di sfollamento verso le aree circostanti. Venerdì, il rappresentante Unicef in Sudan, Sheldon Yett, ha dichiarato che a Kadugli è stata confermata una situazione di carestia.
Da settimane i tre Stati del Kordofan – Nord, Ovest e Sud – sono teatro di combattimenti intensi tra esercito e Rsf, che hanno costretto decine di migliaia di persone a lasciare le proprie case. Le Rsf controllano cinque dei 18 Stati del Sudan, l’intera regione del Darfur salvo porzioni settentrionali del Darfur Settentrionale, mentre l’esercito mantiene il controllo della maggior parte degli altri 13 Stati, comprese le regioni meridionali, settentrionali, orientali e centrali e la capitale, Khartoum. Il conflitto tra esercito sudanese e Rsf, iniziato nell’aprile 2023, ha provocato migliaia di vittime e milioni di sfollati.
(foto di repertorio)



