L’arte in Africa sfida lo stigma e l’invisibilità delle persone queer

di claudia

a cura di Claudia Volonterio

Nel continente africano, dove 31 Paesi persistono nel criminalizzare l’omosessualità e lo stigma sociale continua a gravare sulla vita della persone Lgbtq+, sono diversi gli artisti che hanno messo in atto nel tempo una vera e propria forma di resistenza visiva. L’arte, in particolare la fotografia, diventa un modo per mostrare, affermare l’esistenza di chi viene reso invisibile e messo da parte.

Uno dei mezzi più comuni, riporta un approfondimento del sito wallpaper.com, è il ritratto fotografico che rompe l’oblio della rappresentazione e contrasta immagino costruite sulla paura e la discriminazione. Questa fonte cita il lavoro di tre artisti in particolare: Babatunde Tribe Akande, artista nigeriano non binario, attraverso più forme espressive lavora per portare consapevolezza sui diritti delle minoranze. Le sue opere, spesso caratterizzate da colori forti, scaturiscono da riflessioni sul corpo queer e raccontano la sua esperienza di persona queer in Nigeria.

La seconda artista di riferimento è la fotografa Alexandra Obochi, nigeriana, che dal 2019 ha realizzato una serie di ritratti “Celebrating Queers“. L’obiettivo di questa serie è quello di mostrare e sfidare le difficoltà legate all’essere queer in un Paese come la Nigeria. Diverse emozioni vengono veicolate dalle fotografie, come la rabbia di non poter essere liberi di amare e la frustrazione del vivere sotto il peso di leggi che bloccano la libertà dell’individuo.

Foto di Alexandra Obochi

Parlando di artisti attivisti per la visibilità delle persone lgbtq+ è importante citare anche il lavoro della celebre fotografa e attivista sudafricana Zanele Muholi, in prima linea per contrastare l’invisibilità delle persone nere qeer. L’artista ha creato nel 2006 la serie Faces and Phases, ritratti in bianco e nero che documentano membri della comunità LGBTQ+ sudafricana. Oggi la serie è arrivata a più di trecento ritratti ed è diventata il soggetto di un libro pubblicato da Steidl.

Spostandoci in Ghana è noto il lavoro dell’artista visuale Eric Gyamfi. Nel 2016 realizza la serie fotografica Just Like Us, nella quale Gyamfi ritrae le vite quotidiane di persone queer per mostrare che l’orientamento sessuale non le rende “diverse”. Una sfida aperta e visiva agli stereotipi, che mostra e celebra la normalità e la complessità individuale di soggetti queer in contesti africani. Il progetto di Eric Gyamfi, riporta il New York Times, è iniziato come un tentativo di colmare un vuoto rappresentativo. “È un modo per affermare che ci sono persone queer qui», ha detto. “Non solo per il resto della popolazione, ma anche per garantirci uno spazio nella storia”.

Eric Gyamfi

Foto di apertura: Babatunde Tribe, “Love is Love”

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