Per la prima volta nella sua storia, il Parlamento panafricano ha aperto ufficialmente il dibattito sulle riparazioni dovute ai popoli africani e alle diaspore di origine africana per i crimini storici del colonialismo, della tratta degli schiavi e dell’apartheid. La discussione è iniziata in questi giorni nella sede dell’organo consultivo dell’Unione africana a Midrand, in Sudafrica, nell’ambito della quinta sessione ordinaria dell’assemblea, che durerà due settimane.
Come riporta Radio France Internationale (Rfi), al centro del confronto, la volontà di affrontare i traumi del passato attraverso risoluzioni che promuovano una giustizia globale fondata sulla dignità, sul riconoscimento storico e su una riforma della governance internazionale. I parlamentari africani auspicano un salto di qualità politico dopo importanti gesti simbolici come la restituzione dei tesori reali del Benin da parte della Francia.
Secondo il deputato beninese Nicaise Fagnon, le riparazioni non si limitano al risarcimento economico. “L’Africa è penalizzata da sistemi di valutazione imposti da istituzioni che non conoscono il continente, con gravi ripercussioni sull’accesso ai mercati finanziari. Inoltre, siamo vittime di politiche commerciali unilaterali da parte di Paesi come gli Stati Uniti, senza una risposta efficace da parte dell’Organizzazione mondiale del commercio. Non possiamo continuare così”, ha dichiarato citato da Rfi.
Il presidente del Parlamento panafricano, Chief Fortune Charumbira, ha riconosciuto i limiti dell’istituzione, che non ha il potere di costringere ex potenze coloniali come Regno Unito e Francia a versare riparazioni. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza di definire con chiarezza le responsabilità storiche e politiche, facendo leva su strumenti diplomatici multilaterali, come le Nazioni Unite, per promuovere la causa delle riparazioni su scala internazionale.
“Il Parlamento panafricano non può obbligare i governi stranieri a pagare, ma vuole chiarire le richieste e affermare il principio di responsabilità delle ex potenze coloniali – ha detto Charumbira -. L’attuazione dovrà passare attraverso l’Unione africana, anche se non ha i mezzi per imporre decisioni, ma può mobilitare il sostegno internazionale”.



