Rimesse in calo, brutta notizia per l’economia africana

di Enrico Casale
rimesse

Il Covid-19 sta erodendo le finanze africane riducendo drasticamente il flusso di rimesse che arrivano nel continente da Europa, Nord America e Medio Oriente. Secondo le Nazioni Unite, questi fondi, che per l’economia africana contano più degli aiuti allo sviluppo, caleranno del 21% a causa delle crisi economica innescata dalla pandemia

Inviare denaro è una delle priorità dei migranti. Molti lasciano la propria casa e affrontano viaggi rischiosi proprio per riuscire ad aiutare le famiglie rimaste in patria con proprio reddito. Dal 2009, le rimesse al continente africano sono raddoppiate, superando gli aiuti allo sviluppo o gli investimenti diretti esteri. Nel 2019, 85 miliardi di dollari sono usciti dalle tasche dei lavoratori migranti per sostenere le fragili economie domestiche africane. Secondo le Nazioni Unite, tre quarti del denaro viene utilizzato per acquistare cibo o finanziare spese sanitarie, scolastiche e abitative. Importi necessari per coprire i bisogni primari di milioni di persone.

Un calo delle rimesse potrebbe quindi rivelarsi un disastro. Nel 2020, sempre secondo le Nazioni Unite, questi trasferimenti dovrebbero diminuire del 21% per raggiungere i 67 miliardi di dollari. La causa è la crisi economica globale che colpisce tutti i Paesi e in particolare il Nord America, Europa e Medio Oriente, le tre principali regioni che impiegano manodopera migrante africana. I migranti, tra l’altro, sono i lavoratori più colpiti dalla crisi perché sono impegnati in settori segnati dal lockdown: alberghiero, ristorazione, servizi domestici, orticoltura stagionale. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il tasso di disoccupazione degli immigrati negli Stati Uniti è salito dal 3,1% prima della pandemia al 10,2% di oggi.

Quali saranno i Paesi più colpiti? In Mali i trasferimenti rappresentano il 7% del Pil, in Senegal il 10%. In quindici Paesi africani, questi trasferimenti ammontano a oltre il 5% del Pil. Tuttavia, il calo dei trasferimenti non è omogeneo e non sarà lo stesso per tutti i Paesi. Così, l’arcipelago delle Comore, il Paese africano più dipendente dal denaro della diaspora, ha visto gli importi inviati aumentare del 32% nei primi cinque mesi del 2020. In Marocco, dopo un calo durante ad aprile e maggio i trasferimenti sono risaliti da giugno, al punto che ad agosto il calo è stato solo del 2,3% rispetto al 2019.

Per stimolare l’invio di demaro, segnalano le organizzazioni internazionali, servirebbe una riduzione delle commissioni. Attualmente su 200 dollari inviati, il prelievo è del 7-8%. Lontano dal 3% fissato come obiettivo dall’Onu.

(Tesfaie Gebremariam)

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