di Marco Trovato
A pochi chilometri da Città del Capo si estendono le Winelands, le terre del vino sudafricano. Tra montagne spettacolari, antiche tenute e panorami mozzafiato, vi accompagniamo in un viaggio enogastronomico alla scoperta di Stellenbosch, Franschhoek e Paarl, tra storia, sostenibilità, accoglienza e vitigni d’eccellenza
Le prime luci dell’alba accarezzano le cime delle montagne del Capo, disegnando profili netti contro il cielo. Il vento fresco che scende dall’altopiano muove i filari di vite come onde leggere. L’aria profuma di terra bagnata, di legno, di fiori selvatici. In lontananza, una cantina apre i battenti: i primi operai si muovono silenziosi tra le botti, mentre una coppia di turisti si affaccia sul portico con in mano una tazza di caffè, ammirando il paesaggio come fosse un quadro. Questo è il risveglio nelle Winelands, il cuore vinicolo del Sudafrica, dove ogni giorno comincia con un tocco di magia. Situate a meno di un’ora da Città del Capo, queste valli rappresentano una delle meraviglie nascoste del continente africano. Un paradiso per gli amanti del vino, certo, ma anche per chi cerca paesaggi di struggente bellezza, esperienze autentiche, racconti di riscatto e cultura. Le colline si rincorrono all’infinito, ornate da vigne perfettamente allineate, punteggiate da tenute eleganti, ristoranti gourmet e ville coloniali bianche come il latte. I colori sono saturi, quasi pittorici: il verde brillante dei filari, l’ocra delle strade sterrate, l’azzurro intenso del cielo.
Ma per comprendere davvero cosa siano le Winelands bisogna tornare indietro di qualche secolo, all’epoca dei primi coloni olandesi. Fu Jan van Riebeeck, medico e governatore della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, a piantare le prime barbatelle a Città del Capo nel 1655. La vendemmia inaugurale, quattro anni dopo, segnò l’inizio della storia del vino africano. Ma fu Simon van der Stel, il secondo governatore della Colonia del Capo, raffinato intenditore, a dare una direzione precisa a questa avventura: fondò Stellenbosch, la prima città viticola, e piantò le vigne di Constantia, ai piedi di Table Mountain, intuendo che la combinazione tra la roccia antica del suolo, la brezza oceanica e clima mediterraneo sarebbe stata perfetta per la vite. Così nacque Groot Constantia, la tenuta da cui sarebbe partito il leggendario Vin de Constance, uno dei passiti più amati dai nobili europei. Oggi Groot Constantia, la più antica cantina del Paese, è ancora lì, a pochi chilometri da Città del Capo, incastonata tra le pendici orientali della Table Mountain. Una cantina-museo dove si può degustare il vino preferito di Napoleone Bonaparte, che ne riceveva casse intere a Sant’Elena durante il suo esilio, e ripercorrere la storia dell’enologia sudafricana.

Il triangolo del gusto
Ma il vero cuore delle Winelands batte poco più a est, tra Stellenbosch, Franschhoek e Paarl: un triangolo perfetto dove ogni località racconta una sfaccettatura diversa di questa regione straordinaria. La porta d’ingresso del viaggio è Stellenbosch, elegante cittadina dalle strade ombreggiate da querce e jacarande, punteggiata di architetture bianche in stile Cape Dutch. Fondata nel 1679, è oggi una delle capitali del vino africano, sede di un’importante università, vivace e cosmopolita, ma anche centro di una delle rotte vinicole più rinomate al mondo. I colli intorno sono un susseguirsi di tenute vitivinicole dove la tradizione si sposa con l’innovazione. Alcune, come Spier, Kanonkop o Delaire Graff Estate, offrono degustazioni raffinate, tour tra i filari, pranzi gourmet e perfino gallerie d’arte e lodge di lusso.
Qui, la degustazione non è un semplice assaggio, è un rito: si assaporano Pinotage strutturati, Cabernet eleganti, Chenin Blanc freschi e minerali, abbinati a formaggi artigianali o cioccolato fondente, guidati da sommelier esperti in ambienti da sogno. In molte cantine è possibile anche pranzare con vista sulle vigne oppure organizzare un pic-nic tra i filari, sotto il cielo infinito del Capo. Proseguendo verso est si arriva a Franschhoek, che in afrikaans significa “angolo francese”. Una valle incantevole circondata da montagne, con una luce cristallina che rende tutto più intenso, un tempo terra di elefanti, poi rifugio degli ugonotti in fuga dalle persecuzioni religiose in Europa, che qui si stabilirono nel 1688. Furono loro a portare in dote una conoscenza enologica preziosa, che si è mantenuta viva fino a oggi. Franschhoek è il cuore gourmet del Sudafrica: le sue strade ordinate, i ristoranti pluripremiati, le piccole boutique e le cantine eleganti la rendono una meta irresistibile. Il modo più originale per esplorarla è a bordo del Wine Tram, un vecchio tram riconvertito in navetta turistica che attraversa le principali tenute della valle con un sistema di fermate libere. Ogni tappa è un invito al piacere: La Motte, Haute Cabrière, Grande Provence… il vino, qui, si abbina alla perfezione con piatti di alta cucina e un’atmosfera da Provenza australe.

A completare l’itinerario c’è Paarl, forse meno nota ma non meno suggestiva. La città si distende ai piedi di una spettacolare formazione granitica – la Paarl Rock – e vanta alcune delle cantine più antiche del Paese, come Nederburg e Fairview. I vini rossi sono intensi e speziati, i bianchi morbidi e fruttati. In molte aziende si producono anche formaggi artigianali, burri, conserve, cioccolati. La cura delle cantine e dell’accoglienza ne fanno una tappa imperdibile delle Winelands. E, dopo una degustazione di Shiraz o Chardonnay, salire a piedi fino alla cima della roccia che domina la vallata, da cui si gode una vista mozzafiato sulle vigne e sulle montagne circostanti.
Innovazione e riscatto
Ma le Winelands non sono soltanto vino e bellezza. Sono anche simbolo di trasformazione. Dopo la fine dell’apartheid, il settore si è gradualmente aperto all’intera popolazione sudafricana, e oggi esistono oltre ottanta etichette gestite da produttori o cooperative della comunità nera, spesso nate da progetti di empowerment e formazione. Tra queste spiccano Cape Dreams e House of Mandela, fondata da una delle figlie di Madiba, che ha voluto proseguire l’impegno del padre anche in campo enologico, promuovendo inclusione e qualità.
Accanto a queste realtà si affermano nuove tendenze: vini biologici, tecniche biodinamiche, viticoltura di precisione con l’uso di droni e Gps. Obiettivo: combinare agricoltura sostenibile, ospitalità di alto livello e tecnologia avanzata. Alcune tenute, come la Delaire Graff Estate, utilizzano tecniche di viticoltura di precisione, analizzando il terreno con immagini satellitari per ottimizzare ogni singolo filare. Altre, come Boschendal, puntano su un ritorno alla terra, con orti biologici, pranzi nei giardini storici, cottage immersi nella natura e una visione olistica dell’ospitalità. E poi ci sono le storie personali, come quella dell’italiano Giorgio Dalla Cia, arrivato negli anni Settanta per lavoro e rimasto stregato da queste terre. Alla guida della tenuta Meerlust, creò il Rubicon, primo grande blend bordolese sudafricano, che ancora oggi è uno dei vini di riferimento del continente. Il suo esempio ha ispirato molti altri investitori, e oggi sono numerosi gli stranieri – italiani compresi – che acquistano piccole tenute e si cimentano nella produzione vinicola, attratti dalla qualità del terroir e dalla bellezza del paesaggio.

Le Winelands offrono anche sistemazioni esclusive: cottage immersi nei vigneti, boutique hotel, fattorie ristrutturate con gusto. Tra le esperienze da non perdere: i pranzi nel giardino di Boschendal, le notti sotto le stelle a Babylonstoren, le colazioni tra gli ulivi a Warwick. Visitare le Winelands è molto più che un semplice viaggio tra vigneti. È immergersi in una terra che ha saputo trasformare una passione in arte, un passato difficile in una storia di rinascita, una tradizione in futuro. Ogni stagione ha il suo fascino: l’estate (da novembre a marzo) è perfetta per le degustazioni all’aperto, ma anche l’autunno australe, con i colori caldi delle vigne, è spettacolare. Per chi vuole visitarle, l’accesso è semplice. Da Città del Caposi arriva in auto in 45 minuti, lungo strade panoramiche che attraversano colline e valli. Chi preferisce affidarsi a esperti può contattare African Explorer, tour operator specializzato che organizza viaggi su misura, con degustazioni, visite guidate e pernottamenti nelle tenute più suggestive.
E per chi, una volta tornato, non volesse rinunciare a un sorso di Sudafrica, c’è la possibilità di acquistare ottimi vini attraverso il sito www.vinisudafrica.it, dove si trova la ricca cantina di Afriwines, importatore di eccellenze sudafricane in Italia: dal fruttato Sauvignon al complesso Pinotage, fino a vere chicche come The Chocolate Block, ogni bottiglia è un biglietto di ritorno per una terra che nel vino ha trovato la sua voce più sincera.
Questo articolo è uscito sul numero 6/2025 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.


