di Enrico Casale
Il presidente ruandese Paul Kagame e il suo omologo della Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi, hanno firmato giovedì a Washington un accordo di pace alla presenza del presidente statunitense Donald Trump. L’intesa suscita reazioni contrastanti, tra cui il timore che la pace rimanga solo sulla carta.
L’accordo firmato alla Casa Bianca dal presidente della Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi, e dal presidente del Ruanda, Paul Kagame, alla presenza del presidente statunitense Donald Trump, suscita reazioni contrastanti tra analisti e società civile.
L’intesa prevede il cessate il fuoco, il disarmo dei gruppi armati come le Fdlr, il ritiro delle truppe ruandesi e il ritorno dei rifugiati. In Una nota, la Monusco (missione Onu nella Rd Congo) ha sottolineato l’importanza del rispetto della sovranità di Kinshasa e della cooperazione regionale per garantire una pace duratura.
Tuttavia, il quadro resta complesso. Human Rights Watch ricorda che un accordo preliminare firmato a giugno non ha fermato le atrocità commesse dal gruppo M23, sostenuto dal Ruanda, evidenziando che la firma degli accordi non tutela automaticamente i civili. La mancanza di meccanismi vincolanti per garantire responsabilità e giustizia per crimini passati aumenta il rischio che i benefici economici dell’intesa restino limitati a pochi soggetti, senza migliorare le condizioni delle comunità locali.

L’analista Christophe Rigaud di Afrikarabia osserva che gli Stati Uniti hanno in realtà pochi interessi nell’Est della Rd Congo, puntando invece al Corridoio di Lobito, linea ferroviaria che collega la Copperbelt dello Zambia all’Angola attraverso il Katanga, consentendo l’esportazione dei minerali con collegamenti diretti verso gli Usa. Secondo Rigaud, Donald Trump ha valutato la possibilità di sfruttare le risorse congolesi per superare la Cina, anche a costo di rinunciare ad alcune garanzie di sicurezza richieste da Tshisekedi.
Sul terreno, a Goma, città controllata dai ribelli, molti residenti lamentano che l’M23 non sia stato coinvolto nei colloqui e temono che la pace rimanga solo sulla carta. “Come possono dire di aver firmato per la pace senza coinvolgere l’M23?”, ha dichiarato un residente ai microfoni della Bbc, mentre un altro sottolinea che la popolazione vuole solo vivere in sicurezza. Sam Zarifi, direttore esecutivo di Physicians for Human Rights, denuncia gravi omissioni nell’accordo: “Non può esserci pace duratura senza giustizia significativa; l’intesa mette da parte i diritti umani e delude i sopravvissuti”.
Alcune organizzazioni locali, come evidenziato dalla Bbc, vedono comunque segnali positivi: la firma dell’accordo potrebbe facilitare l’accesso agli aiuti umanitari e incrementare la stabilità regionale. La sfida resta tradurre le promesse in misure concrete sul campo, proteggendo i civili, garantendo la responsabilità dei gruppi armati e assicurando che le risorse minerarie favoriscano le comunità locali.


