L’organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf) ha denunciato le brutali violenze subite da due giornalisti nella Repubblica Democratica del Congo da parte dei ribelli del Movimento 23 Marzo (M23). I reporter, che operavano nell’est del Paese, sono stati rinchiusi all’interno di container metallici in condizioni disumane prima di riuscire a ritrovare la libertà.
L’inchiesta condotta da Rsf rivela un quadro agghiacciante sulla sicurezza degli operatori dell’informazione nelle zone controllate dai ribelli. I due giornalisti erano stati prelevati con l’accusa di collaborare con le forze governative dello Stato congolese, un pretesto utilizzato per giustificare una detenzione arbitraria scandita da percosse e minacce di morte. Durante il sequestro, i miliziani hanno tentato di estorcere informazioni sulle fonti e sui contatti dei reporter, confermando la volontà di mettere a tacere ogni voce indipendente nella regione del Nord Kivu.
La situazione della libertà di stampa nel Paese africano resta critica, specialmente nelle aree dove il conflitto tra l’esercito regolare e i gruppi armati è più acceso. Reporter senza frontiere ha chiesto alle autorità locali e internazionali di intervenire per garantire la protezione dei giornalisti che rischiano la vita per documentare gli abusi sul campo. L’episodio si inserisce in una scia di attacchi sistematici contro i media, che puntano a creare un deserto informativo nelle zone occupate.
Il segretario generale dell’organizzazione, Thibaut Bruttin, ha sottolineato come l’uso dei container come celle di tortura rappresenti una violazione gravissima dei diritti umani e del diritto internazionale. Secondo le informazioni raccolte da Rsf, diversi di questi container si trovano nel cortile del palazzo dell’Assemblea provinciale di Goma, nel distretto di Himbi. Un altro sito è stato individuato vicino al monte Goma, nei pressi della sede della Radio e Televisione Nazionale Congolese. Questi luoghi corrispondono a centri di detenzione informali raccontati da Amnesty International in un’inchiesta pubblicata nel maggio 2025. All’interno dei container vengono richiuse fino a 80 persone alla volta, ha detto a Rsf uno dei giornalisti detenuti. In diversi sarebbero addirittura morti lì dentro. In un post, poi rimosso dai social media, un residente della zona si lamentava di un quartiere che «puzza di morte».


