I ribelli dall’Afc/M23 hanno rivendicato la responsabilità di un attacco con droni esplosivi – il primo del genere da parte della coalizione antigovernativa – contro l’aeroporto di Kisangani, capoluogo della provincia di Tshopo, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), avvenuto nel fine settimana. Secondo le autorità provinciali, otto droni carichi di esplosivo sono stati lanciati tra il 31 gennaio e il 1° febbraio, ma sono stati tutti abbattuti prima di raggiungere i loro obiettivi.
Questo attacco, notano gli osservatori, segna una significativa espansione geografica del conflitto. Ci si interroga inoltre sulla provenienza di questi ordigni. Per Henri Pacifique Mayala, coordinatore del Barometro securitario del Kivu, interrogato da Rfi, l’origine di questi droni non può essere che ruandese.
In un messaggio pubblicato sul social network X, il leader dell’Afc/M23, Corneille Nangaa, ha presentato l’operazione come una dimostrazione strategica. Ha avvertito che qualsiasi aereo o drone utilizzato contro le zone controllate dai ribelli sarebbe ora preso di mira “alla fonte”. La coalizione ribelle sostiene che l’aeroporto di Kisangani ospita un centro nevralgico per il comando dei droni militari, presentato come il “fulcro principale” per la pianificazione e il coordinamento delle operazioni aeree contro le sue posizioni e contro i civili nelle aree che descrive come “liberate”.
Situato a circa 17 chilometri dal centro città, lo scalo dista oltre 700 chilometri dai principali fronti di combattimento del Nord e del Sud Kivu, dove l’Afc/M23 controlla vasti territori dal 2022, in particolare dopo aver conquistato le città chiave di Goma e Bukavu.


