Eswatini – Eritrea, seconda partita del turno preliminare delle qualificazioni alla Coppa d’Africa 2027, doveva sancire il ritorno della selezione del Corno d’Africa nella fase a gironi delle qualifiche dopo 19 anni. E invece ha segnato solo il ripetersi di una storia già vista: sette giocatori della nazionale non sono tornati in Eritrea dal Sudafrica, dove si è disputata la partita vinta 2 a 1 dai Cammelli del Mar Rosso (l’andata si era conclusa 2 a 0 per gli eritrei).
Solo tre dei 10 giocatori della rosa che risiedevano in Eritrea – tra cui il capitano Ablelom Teklezghi – hanno fatto rientro dopo il match, hanno riferito fonti di Asmara alla Bbc. Tra i calciatori che sarebbero fuggiti ci sono il portiere Kubrom Solomon e il veterano Medhanie Redie.
Prima di questa doppia sfida, l’ultima partita ufficiale della nazionale eirtrea risaliva al 10 settembre 2019, quando fu sconfitta dalla Namibia per 2-0 nelle qualificazioni ai Mondiali 2022.
L’Eritrea era stata poi sorteggiata nel Gruppo E delle qualificazioni africane per i Mondiali del 2026 (insieme al Marocco), ma a novembre 2023 la Federazione locale ha annunciato il ritiro della squadra pochi giorni prima del debutto. A causa dell’inattività prolungata (oltre 48 mesi senza partite ufficiali), l’Eritrea è stata in seguito ufficialmente rimossa dal Ranking Fifa.
Il motivo principale di questa paralisi è il rischio che i calciatori chiedano asilo politico non appena mettono piede fuori dal Paese. Negli ultimi 15 anni, oltre 60 giocatori hanno approfittato delle trasferte internazionali per fuggire dal regime autoritario di Isaias Afwerki.
Già nel 2009 l’intera squadra maggiore, a eccezione dell’allenatore e di un dirigente, non era tornata a casa dopo una partita in Kenya. Nel 2013 quindici giocatori e il medico della nazionale chiesero asilo in Uganda, nel 2015 dieci membri della selezione maggiore non rientrarono dopo una partita in Botswana e nel 2019 sette giovani dell’Under 20 scomparvero sempre in Uganda al termine di un torneo regionale.


