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Rivista Africa
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Tag:

indocina

    ANTROPOLIS - Marco AimeCONTINENTE VERO

    Gli africani arruolati dai francesi per le loro guerre coloniali

    di Tommaso Meo 12 Aprile 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Marco Aime

    In Benin un anziano mi raccontava spesso dell’Indocina dove aveva combattuto con la “forza nera” reclutata dai francesi. Anche lui faceva parti della “forza nera” arruolata dai coloni francesi per le guerre di Parigi. Una pagina di storia poco conosciuta e poco raccontata….

    Durante i miei soggiorni in Benin mi capitava spesso di fare delle visite a Tagayé, piccolo villaggio be-tammari ai piedi delle montagne dell’Atakora. All’ingresso dell’abitato vedevo sempre un vecchio che sedeva, solo, nella penombra, alla porta della capanna, una piccola apertura di terra che pareva ingoiarlo. Un giorno mi sedetti con lui e cominciammo a chiacchierare. Dalla sua bocca sdentata usciva continuamente una parola, che all’inizio non riuscivo a capire anche per il suo francese un po’ biascicato, e perché non mi aspettavo di sentirla dalla sua voce rauca e flebile: «Indochine». Sì, Indocina. Perché, come tanti giovani africani, era stato reclutato a forza nei primi anni Cinquanta, caricato su una nave di cui ricordava ancora il nome, sbarcato a Marsiglia e reimbarcato per il Vietnam a combattere contro altri colonizzati come lui, dai francesi. Era stato a Dien Bien Phu. I suoi ricordi ogni tanto si confondevano, ma aveva voglia di raccontare di quelle foreste buie, di quell’inferno dove «nous, les noirs», come diceva, erano stati gettati.

    Già nel 1914-18, per resistere alla Germania imperiale la Francia aveva fatto ampio uso della “forza nera”, i tirailleurs sénégalais reclutati in Africa occidentale. La Seconda guerra mondiale confermò l’interesse per i soldati africani, tant’è vero che 162.000 di loro combatterono contro il nazismo a fianco delle truppe francesi. I fucilieri si distinsero sempre, nonostante lo scarso addestramento ricevuto, per coraggio, lealtà e disciplina. Erano qualità ben note alle autorità militari francesi, così si pensò di sfruttarle anche nel momento in cui il destino dell’impero coloniale si decideva nel Sud-est asiatico. Tanto più che i fucilieri senegalesi, come i loro omologhi del Nord Africa francese, potevano fornire una soluzione alle difficoltà di arruolamento nella Francia metropolitana. All’inizio del 1947 fu così avviata una pesante campagna di reclutamento nell’Africa Occidentale Francese: una sommaria visita medica e si decideva chi dichiarare idoneo. La cosa provocò forti lacerazioni nelle famiglie, le quali, avendo ascoltato i racconti di chi aveva combattuto nel recente conflitto mondiale, ben sapevano cosa comportasse la guerra.

    Furono 60.000, il 15% delle forze schierate dal 1947 al 1956, i soldati africani in forze al Cefeo (Corpo di spedizione francese in Estremo Oriente), in condizioni talvolta estenuanti. Fu una guerra di logoramento senza scontri di rilievo. Nonostante le carenze di addestramento, i fucilieri senegalesi portarono a termine i compiti assegnati. Nella regione ad alto rischio del Tonchino resistettero agli assalti del Viet Minh, impresa comunque relativamente rara: il più delle volte furono uccisi (quasi seimila) o fatti prigionieri e messi ai lavori forzati. Suddivisi per origine – “europei”, “legionari”, “nordafricani” e “neri” –, i commissari politici inculcarono in loro il dogma marxista. Per il Viet Minh, i fucilieri erano discepoli privilegiati, potenziali liberatori dell’Africa, ma in realtà erano i più resistenti all’indottrinamento: nonostante la loro diversità formavano una massa coesa, fedele alla Francia.
    Gli Accordi di Ginevra, 1954, segnarono la fine della guerra. L’8 maggio 1955, gli ultimi soldati africani lasciarono il Tonchino a bordo della Pasteur, per essere smobilitati a Marsiglia. Le ultime unità s’imbarcarono nel 1956 per completare il loro servizio in Algeria, dove i disordini erano scoppiati il 1° novembre 1954.

    L’esperienza della Seconda guerra mondiale e dei conflitti in Indocina e in Algeria intaccarono il mito della superiorità coloniale. Combattendo da pari a pari, i tirailleurs gettarono le basi per un risveglio politico e identitario in Africa, contribuendo all’emancipazione delle colonie. Dopo la guerra, molti divennero attivisti politici, leader tradizionali o figure rispettate.

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    12 Aprile 2026 0 commentI
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