La fauna selvatica del Capo Occidentale, in Sudafrica, è sempre più minacciata dalla stagione degli incendi che sta colpendo la provincia, mentre le autorità hanno invitato la popolazione a non interferire con gli animali in fuga o in difficoltà a causa delle fiamme.
L’ente di conservazione provinciale CapeNature ha riferito che dall’inizio della stagione sono state autorizzate 38 missioni aeree di spegnimento e che i roghi hanno già bruciato circa 90.000 ettari, con condizioni calde e secche destinate a persistere almeno fino a oltre marzo.
Le conseguenze si riflettono anche sulle comunità: secondo autorità locali, oltre 5.000 persone sono rimaste senza casa dopo un incendio che venerdì ha devastato un insediamento informale nell’area di Dunoon, a Città del Capo.

I roghi hanno avuto un impatto significativo anche sugli animali. Media locali hanno riportato che un incendio ha colpito duramente il Panthera Africa Big Cat Sanctuary, vicino a Stanford, costringendo al trasferimento di 18 predatori in altre strutture. La fondatrice del santuario, Lizaene Cornwall, ha riferito che una tigre anziana è morta per inalazione di fumo dopo essere stata sedata durante le operazioni di evacuazione.
Con l’aumento degli avvistamenti di fauna fuori dagli habitat naturali, CapeNature ha però avvertito che l’intervento diretto dei cittadini può risultare controproducente. In una nota, l’ente ha sottolineato che gli animali colpiti dagli incendi non devono essere toccati, catturati, nutriti o rimossi: anche se feriti o disorientati, molti esemplari possono infatti recuperare senza assistenza, mentre la manipolazione non autorizzata resta illegale, anche se motivata da buone intenzioni.
CapeNature è un organismo pubblico responsabile della gestione di 31 complessi di riserve naturali nel Capo Occidentale, per una superficie superiore a 828.000 ettari, con mandato di tutela della biodiversità e promozione della consapevolezza ambientale.


