di Stefano Pancera
La protesta dei giovani della Tanzania non si ferma e trova spazio in uno dei luoghi digitali più frequentati dalla Gen Z: le playlist musicali. Il dissenso arriva dalla scelta consapevole di smettere si seguire gli artisti nazionali accusati di aver sostenuto la rielezione della presidente Samia Suluhu Hassan o di essere rimasti in silenzio di fronte alla repressione.
C’è un modo creativo per la Gen Z di fare politica in Tanzania, e passa dalle playlist. Il dissenso che arriva dai pulsanti “unfollow”, dalle playlist svuotate, dalla scelta consapevole di non premere più “play” sui brani dei propri beniamini. Dopo le violenze e le migliaia di morti legate alle elezioni del 29 ottobre 2025, molti ragazzi hanno spostato la protesta su un terreno percepito come più sicuro: il ritiro del sostegno digitale e simbolico agli artisti nazionali accusati di aver sostenuto la rielezione della presidente Samia Suluhu Hassan o di essere rimasti in silenzio di fronte alla repressione.
È una forma di dissenso molecolare che, a prima vista, potrebbe sembrare solo una reazione ordinaria – il classico “smetto di seguire il mio idolo” – ma che, in un paese dove il dissenso politico è strettamente sorvegliato e fortemente represso anche per ciò che si pubblica online, diventa un’astuzia: far arrivare il proprio messaggio riducendo al minimo il rischio di denunce, arresti o ritorsioni dirette.
“Ukimya nao ni msimamo” – anche il silenzio è una presa di posizione – è diventato uno degli slogan più citati nelle discussioni online, ripetuto sui social, nei commenti e nelle conversazioni quotidiane, come accusa implicita a chi sceglie di non esporsi. È qui che il consumo culturale si trasforma in gesto politico: smettere di ascoltare diventa una rivendicazione pubblica una presa di distanza simbolica, una sottrazione di legittimità che passa attraverso gli algoritmi dello streaming.
Dopo le violenze del 29 ottobre, molti giovani hanno cominciato a vedere le loro star con occhi diversi. Non più solo cantanti o intrattenitori, ma personaggi pubblici da cui si aspettavano almeno una parola, una presa di distanza da quello che stava succedendo. Invece è calato il silenzio. Niente dichiarazioni, niente uscite fuori copione. E per una fetta della Gen Z quel silenzio ha significato rottura.
Nessuna piattaforma organizzata, nessun leader da seguire. Solo una scelta silenziosa e chirurgica: staccarsi. Disertare i concerti, smettere di seguirli sui social, cancellare le loro canzoni dalle playlist.
Alcuni dei volti più noti del Bongo Flava – il pop urbano tanzaniano nato nei primi anni ’90 – come Diamond Platnumz, Harmonize, Zuchu, Ali Kiba e altri ancora, sono stati esplicitamente indicati da fan e media come bersagli dei recenti boicottaggi e delle campagne di unfollow guidate dalla Gen Z.
Difficile dire con certezza quanto questo boicottaggio abbia specificatamente inciso sui numeri dello streaming, ma l'”unfollow di massa” su Instagram e gli altri social è diventato uno dei comportamenti simbolici della protesta digitale. Al punto che è dovuto intervenire pubblicamente lo stesso primo ministro Mwigulu Nchemba, a difesa degli artisti finiti nel mirino.

“Queste prese di mira e questi boicottaggi mi sorprendono e mi preoccupano. Non è giusto giudicare o punire gli artisti perché usano il proprio talento per mantenersi. Quando un artista va a esibirsi a un raduno politico, è al lavoro, è sul posto di lavoro”.ha dichiarato.
Il messaggio è: l’arte va depoliticizzata. Ma proprio il fatto che abbia sentito il bisogno di dirlo conferma quanto la questione fosse diventata scottante e pervasiva nel dibattito nazionale.
E ovviamente non si sono fatte attendere le risposte ironiche. “Quindi dov’è il problema? Che continuino a fare il loro lavoro, poi noi che siamo i cosiddetti pigri ora abbiamo iniziato a lavorare sodo. Stiamo raccogliendo i nostri soldi per comprare l’acqua… siamo solo occupati”, scrive Lucy Etzold, che su Instagram ha 100mila follower.
Il caso più emblematico è quello di Naseeb Abdul Juma Issack, in arte Diamond Platnumz, stella di prima grandezza non solo in Tanzania ma in tutta l’Africa orientale, con oltre 18 milioni di follower su Instagram. La sua posizione era particolarmente delicata: durante la campagna elettorale aveva pubblicato un lungo post in cui elogiava la presidente Samia Suluhu Hassan – “sei una presidente molto gentile, laboriosa e saggia…” Nei giorni immediatamente successivi al 29 ottobre, i suoi canali social – di solito iperattivi – hanno registrato una drastica riduzione dei contenuti, senza alcun riferimento diretto alle violenze e alle tensioni in corso. Questo silenzio, facilmente verificabile scorrendo la timeline, ha innescato una reazione immediata: ondate di commenti critici, appelli all’unfollow, accuse di complicità con il potere.
Diverse ricostruzioni online indicano che, nei giorni successivi al voto, Diamond Platnumz ha perso oltre 100.000 follower su Instagram, nel pieno della polemica per il suo endorsement a Samia Suluhu Hassan. Sotto la pressione dei commenti e delle minacce di boicottaggio, ha cancellato o archiviato tutti i post in cui sosteneva la presidente, salvo poi ripristinarli quando Samia è stata ufficialmente insediata.

Rajab Abdul Kahali, in arte Harmonize, ex punta di diamante della Wasafi Records di Diamond e oggi a capo della sua etichetta Konde Music Worldwide, ha perso oltre 8.000 follower su Instagram nelle settimane successive alle elezioni, stando ai dati citati da media regionali e da Plug TV Kenya. Dopo le violenze del 29 ottobre ha rinviato uscite musicali e concerti di fine anno, e almeno uno show previsto è stato cancellato in un clima di forte ostilità da parte dei fan e di crescente pressione politica.
Zuhura Othman Soud, in arte Zuchu, tra le punte di diamante della Wasafi Records e autrice di alcuni dei messaggi più espliciti a sostegno di Samia Suluhu, ha perso oltre 6.000 follower su Instagram. Le stime, basate su strumenti di monitoraggio, parlano di almeno 6.715 account in meno dopo il 29 ottobre.

William Nicholaus Lyimo, in arte Billnass, rapper premiato ai Tanzania Music Awards 2022 come Best Male Hip Hop Artist, ha scelto la strada più drastica: disattivare completamente i propri account social. Il suo negozio di elettronica Nenga Tronix, a Dar es Salaam, è stato incendiato da manifestanti che lo accusavano di essere troppo vicino al potere.
Diversi promoter intervistati dai media locali, parlano di una stagione di fine anno insolitamente debole: meno concerti annunciati, eventi rinviati, un settore paralizzato, incertezza e paura di fare flop.
Non è un boicottaggio di massa nel senso classico del termine. È qualcosa di più fragile e, forse, anche di più profondo: la scelta consapevole di molti giovani tanzaniani di smettere di ascoltare chi decide di tacere proprio nel momento in cui prendere parola è l’unica cosa che conta.


