La polizia dell’Etiopia ha fatto sapere di aver sequestrato migliaia di munizioni inviate dalla vicina Eritrea ai ribelli nella regione di Amhara, accuse che sono già state respinte da Asmara, che ha accusato di “aggressione” il vicino.
Questa nuova escalation inasprisce una faida tra nemici di lunga data che, secondo gli esperti, potrebbe portare a un nuovo conflitto. Questa settimana infatti, il presidente eritreo Isaias Afwerki ha detto che il partito al governo dell’Etiopia ha dichiarato guerra al suo Paese e, mercoledì sera, la polizia federale etiope ha risposto annunciando il sequestro di queste 56.000 munizioni, e l’arresto di due sospetti.
I due Paesi hanno combattuto una guerra di confine durata tre anni, scoppiata nel 1998, cinque anni dopo che l’Eritrea aveva ottenuto l’indipendenza dall’Etiopia: nel 2018 hanno firmato un accordo storico per normalizzare le relazioni, che è valso al primo ministro etiope Abiy Ahmed il premio Nobel per la pace, ma i rapporti si sono nuovamente deteriorati. Le truppe eritree hanno combattuto a sostegno dell’esercito etiope durante la guerra civile del 2020-22 nella regione settentrionale del Tigray, ma i rapporti si sono inaspriti dopo che Asmara è stata esclusa dall’accordo di pace che ha posto fine al conflitto. Da allora, l’Eritrea si è irritata per le ripetute dichiarazioni pubbliche di Abiy secondo cui l’Etiopia, paese senza sbocco sul mare, ha diritto all’accesso al mare: molti in Eritrea, che si affaccia sul Mar Rosso, vedono questi commenti come una minaccia implicita di azione militare.
La regione di Amhara, in Etiopia, è dove dove i ribelli di Fano, opposti ad Abiy, hanno scatenato un’insurrezione dal 2023: “L’indagine preliminare condotta sui due sospettati colti in flagrante ha confermato che le munizioni sono state inviate dal governo Shabiya” si legge nella dichiarazione della polizia etiope, che utilizza un termine che indica il partito al governo in Eritrea.


