Attacchi con droni si sono intensificati nelle ultime settimane dentro e intorno ad al-Obeid, nel Sudan centrale. Lo riferisce Reuters citando residenti della zona che parlano di un peggioramento della situazione di sicurezza e di un aumento delle vittime civili in almeno due episodi gravi.
Al-Obeid, capoluogo dello Stato del Kordofan Settentrionale, è considerata un nodo strategico: si trova nella regione del Kordofan, fascia territoriale che separa la roccaforte delle Forze di supporto rapido (Rsf) in Darfur dalla parte orientale del Paese sotto controllo delle Forze armate sudanesi. Secondo le testimonianze raccolte, dopo il consolidamento del controllo delle Rsf sul Darfur occidentale a fine ottobre, il gruppo paramilitare avrebbe spostato l’attenzione militare verso il Kordofan, con raid aerei condotti tramite droni ormai con cadenza settimanale. Nello stesso periodo, sempre secondo residenti, forze di terra delle Rsf avrebbero iniziato a prendere il controllo di villaggi e cittadine nella regione e ad assediare centri urbani nel Kordofan meridionale.
Nonostante la minaccia crescente, le Rsf non avrebbero ancora raggiunto direttamente al-Obeid: la vita quotidiana sarebbe proseguita, anche se la città ha registrato un esodo di parte della popolazione alla fine del 2025 con l’intensificarsi del conflitto. L’esercito e forze alleate si sarebbero attestati nelle aree periferiche, predisponendo posizioni difensive.
La guerra in Sudan è scoppiata nell’aprile 2023, quando le Forze armate e le Rsf sono entrate in conflitto sul percorso di transizione politica e sulla riorganizzazione del potere militare. Il conflitto, secondo le Nazioni Unite e organismi umanitari, ha provocato una crisi umanitaria su scala nazionale, con fame diffusa e condizioni di carestia in diverse aree e un collasso dell’economia. Le stime sulle vittime complessive restano incerte, ma ricercatori indicano decine di migliaia di morti.
L’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha indicato che nella prima metà di dicembre oltre 100 civili sono stati uccisi in tutta la regione del Kordofan. A sostegno della percezione di un aumento dei decessi anche ad al-Obeid, immagini satellitari analizzate dallo Yale Humanitarian Research Lab mostrerebbero la comparsa di circa 100 nuovi cumuli di sepoltura in due cimiteri in un arco di due settimane, tra il 2 e il 14 gennaio. Le stesse immagini, secondo quanto riportato, evidenzierebbero anche segni di bombardamento alla centrale elettrica cittadina e la costruzione di terrapieni intorno alla città, interpretati come una possibile preparazione difensiva contro un eventuale accerchiamento da parte delle Rsf.
Tra gli episodi più gravi segnalati, i residenti citati da Reuters indicano un attacco del 5 novembre nel villaggio di al-Luweib, nell’area di al-Obeid. Quel giorno decine di persone si erano radunate per un funerale; dopo il passaggio di un’ambulanza appartenente alle Joint Forces, alleate dell’esercito, un drone avrebbe sorvolato la zona e aperto il fuoco contro il gruppo, uccidendo 65 persone, in prevalenza donne e bambini, secondo quattro residenti intervistati. Un testimone, Safaa Hassan, ha riferito di essersi accorta dell’impatto solo dopo essere stata colpita da schegge e di aver riportato ustioni e ferite.
L’episodio, osserva Reuters, richiamerebbe schemi già documentati in Darfur, incluso il teatro di El Fasher, con attacchi in prossimità di ambulanze e strutture sanitarie accusate dalle Rsf di ospitare forze nemiche.


