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castello rosso

    Museo Nazionale di Cartagine
    CulturaFOCUS

    I fari della cultura si riaccendono sul Mediterraneo: viaggio tra i musei ritrovati

    di claudia 31 Dicembre 2025
    Scritto da claudia

    di Mario Ghirardi

    Il 2025 che sta per chiudersi rappresenta un segnale di rinascita per il settore museale nordafricano. Dalla riapertura del Museo nazionale archeologico del Castello Rosso a Tripoli, a quella del Museo Nazionale di Cartagine, fino al decimo anniversario degli eventi che colpirono il Museo del Bardo, viaggio nella riscoperta culturale del Nord Africa.

    Il mese di dicembre che si sta per chiudere ha portato due importanti novità nel panorama museale del Nord Africa. A Tripoli, capitale della Libia occidentale oggi governata dal Gnu, il Governo di Unità Nazionale, da quattro anni guidato dal Primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, ha appena riaperto dopo 14 anni il Museo nazionale archeologico del Castello Rosso, completamente rinnovato. All’inizio del mese altrettanto è successo a Cartagine in Tunisia. Anche qui finalmente il pubblico è tornato ad accedere ad una relativamente piccola, ma assai significativa esposizione di reperti archeologici punici, romani e paleocristiani.

    Il museo era inaccessibile da quasi un biennio, dopo che, in seguito al furto dell’importante statua romana di Ganimede ritratto nel momento in cui viene rapito da Zeus (ritrovata poi anni dopo fatta a pezzi e ricomposta), aveva subito aperture e chiusure a strappi per svariate ragioni. Ora pare che le difficoltà siano state superate definitivamente. La ministra alla cultura Armine Srarafi all’inaugurazione ha voluto sottolineare che il suo governo ha lavorato sodo non soltanto per garantire la fruizione delle opere d’arte di Cartagine, ma anche per riaprire altri più piccoli musei dislocati nei vari governatorati, garantendo così alle nuove generazioni la conseguente migliore integrazione della conoscenza del patrimonio culturale locale nei programmi educativi.

    Il museo nazionale, situato sulla collina di Byrsa, è uno dei due principali musei archeologici della Tunisia, insieme al museo nazionale del Bardo di Tunisi. Si trova presso la cattedrale di San Luigi, in un edificio in precedenza occupato dai Padri bianchi e raccoglie i reperti rinvenuti negli scavi della città punica e romana a partire dal XIX secolo: un’ampia collezione di betili e di stele scolpite provenienti dal tofet di Salammbô, i sarcofagi in marmo “del sacerdote” e “della sacerdotessa”, del III secolo a.C., rinvenuti nella necropoli dei Rabs, materiali funerari, come maschere con motivi apotropaici o gioielli in perle di vetro, mosaici romani, tra cui la nota “dama di Cartagine”, di epoca tardoantica, sculture dell’arte ufficiale romana e un’ampia collezione di anfore romane.

    Nato nel 1984 grazie al sostegno di istituzioni di ricerca statunitensi, il museo offre oggi anche l’accesso ai resti di alcune antichissime sedi di culto allora scoperte. Si possono infatti qui visitare i resti di un complesso ecclesiastico conventuale collegato in vari modi alla rete viaria cittadina, con opere continuamente modificate nei secoli sin dopo la conquista islamica. Altro importantissimo ritrovamento in loco è quello di un’enorme chiesa bizantina a cinque navate di 36 metri di lunghezza, ricca di pavimenti a mosaico geometrico dell’epoca e di pregiata manifattura, addirittura creati a Costantinopoli e qui installati. Il fonte battesimale a pianta quadrata ha una piscina centrale a forma di croce circondata da un colonnato circolare marmoreo. Gli scavi hanno mostrato che sotto di essa esisteva sin dalla fine del IV secolo una più modesta chiesa, a conferma della sacralità del luogo sin dalla prima diffusione del Cristianesimo.

    Museo del Bardo

    Quest’anno rappresenta un segnale di rinascita per il settore museale nordafricano, un momento che invita anche a una riflessione sulla memoria storica in occasione del decimo anniversario degli eventi che colpirono il Museo del Bardo. Il 18 marzo 2015, il principale museo archeologico di Tunisi fu teatro di un attacco che coinvolse visitatori internazionali. Il bilancio fu pesante, con la perdita di 24 vite, tra cui alcuni turisti italiani, e il ferimento di altre 45 persone. Tuttavia, la risposta delle istituzioni culturali è stata ferma e orientata al futuro.

    Il Bardo, riaperto al pubblico già da un paio d’anni, vede oggi affiancarsi al suo percorso di ripresa altre due realtà fondamentali: il museo di Cartagine e il museo nazionale di Tripoli. Si ricompone così, nell’ultimo biennio, una mappa di tre straordinari “fari” di cultura che sono tornati pienamente accessibili, superando le lunghe chiusure dettate dalle complesse vicende geopolitiche della regione e dall’emergenza pandemica.

    Nel pur relativamente diverso contesto social-politico, è significativo che in questo dicembre si ritorni a puntare il dito sull’importanza della cultura, sullo studio del passato da offrire alle nuove generazioni per un futuro di speranza e superamento dei conflitti. Lo hanno fatto i Primi ministri di entrambi i Paesi interessati, che si sono spinti anche a parlare di importanti occasioni per spianare la via al turismo che da queste parti costituisce una delle principali fonti economiche, specie in Tunisia, naturalmente.

    Il museo del Bardo in particolare ha tutte le ‘chances’ necessarie per farsi capofila di una riscossa turistica, visto che espone una delle più strepitose raccolte di mosaici pavimentali dell’antica Roma, pur senza dimenticare che le sue sale raccontano tante migliaia di anni di storia, dalla prospera civiltà fenicio- punica a quella numidica, sino all’avvento dell’Islam. Il visitatore passa tra collezioni di oggetti punici e greci (molti emersi nel secolo scorso dopo campagne archeologiche subacquee al largo delle coste di Mahdia), sarcofagi romani e paleocristiani, presentati in un nuovo allestimento, statue di eroi, divinità e imperatori (restaurate dopo i danni subiti nell’attacco), con un nuovo spazio tutto dedicato alle 1648 monete d’oro risalenti al V secolo avanti Cristo, trovate in un vaso di terracotta.

    Le collezioni, inaugurate, prime al mondo, addirittura nel 1888 dal sovrano alawita governatore all’epoca, sono, ripetiamo, tra le più pregiate esistenti, specie per la raccolta di mosaici romani di un’epoca che va dal II al IV secolo dopo Cristo, in ottimo stato di conservazione, ricchi di colore e di raffinate scene mitologiche con decorazioni geometriche e soggetti tra i più disparati, che occupano una superficie che va ben oltre i duemila metri quadrati, su pavimenti, pareti e financo soffitti del museo. Vi si distinguono corse di cavalli nel circo, la descrizione di una favolosa proprietà che ruota attorno ad una grande villa suburbana corredata da scene di battute di caccia e cavalcate, gli episodi della mitologia con i Ciclopi che creano i fulmini per Giove, il trionfo di Nettuno, Ulisse che resiste al canto delle Sirene, Teseo che lotta col Minotauro, le nozze di Dioniso e Arianna, Perseo che libera Andromeda incatenata ad una roccia, la toilette di Venere e, non ultimo il miglior ritratto del poeta Virgilio assiso tra le muse Clio e Melpomene, tra i pezzi più celebri.

    Passando poi ai mosaici ascrivibili all’arte di soggetto cristiano spicca quello della rappresentazione di una delle prime basiliche edificate dopo l’editto di Costantino. Un’enciclopedia di tasselli vitrei colorati su cui tornare con estremo interesse a posare gli occhi.

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    31 Dicembre 2025 0 commentI
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