di Valentina Giulia Milani
Le forze di sicurezza del Sud Sudan avrebbero condotto arresti arbitrari su larga scala ai danni di ragazzi, giovani uomini e donne nella capitale Juba dalla fine di giugno 2025, sottoponendo i detenuti a torture, estorsioni e arruolamenti forzati. Lo afferma Human Rights Watch in un rapporto pubblicato nei giorni scorsi.
Secondo l’organizzazione, i fermi sono stati giustificati come operazioni contro le gang giovanili, dopo un aumento degli episodi di violenza. In almeno un caso, agenti di polizia avrebbero picchiato e stuprato donne sotto custodia.
“Le forze di sicurezza hanno detenuto arbitrariamente, estorto denaro e arruolato con la forza decine di ragazzi e giovani uomini, e violentato giovani donne”, ha dichiarato Nyagoah Tut Pur, ricercatrice di Human Rights Watch per il Sud Sudan, chiedendo il rilascio dei detenuti illegittimamente e l’accertamento delle responsabilità.
Il rapporto si basa su interviste a distanza condotte tra il 7 agosto e il 23 novembre con 37 persone, tra cui vittime e familiari, attivisti della società civile ed esperti Onu di protezione dei minori. Hrw afferma di aver scritto a polizia ed esercito il 10 dicembre per commenti, senza ricevere risposta.
Le operazioni sono state lanciate dopo un’ondata di indignazione pubblica per la diffusione online di un video che mostrava lo stupro di gruppo di una 16enne. Le autorità hanno annunciato centinaia di arresti e il sequestro di armi, ma Hrw dice di non aver potuto verificare procedimenti giudiziari significativi, salvo il caso di stupro di gruppo.

Testimonianze raccolte dall’organizzazione descrivono pestaggi in stazioni di polizia e strutture militari, condizioni di detenzione sovraffollate e carenze di cibo e acqua. Alcuni ex detenuti riferiscono di essere stati rilasciati solo dopo pagamenti; altri sarebbero stati trasferiti in campi militari nello Stato dell’Alto Nilo, dove alcuni sarebbero stati costretti a combattere o a lavorare per i soldati. Almeno quattro famiglie segnalano persone tuttora scomparse.
Le autorità di polizia hanno negato le accuse di arruolamento forzato, spiegando alla stampa locale che i trasferimenti fuori Juba erano dovuti al sovraffollamento. Hrw afferma di non poter confermare tale versione.
La legge sudsudanese e i trattati internazionali ratificati dal Paese vietano la detenzione arbitraria, la tortura, la violenza sessuale e il reclutamento di minori. L’organizzazione chiede di porre fine agli abusi, chiarire la sorte dei dispersi e consentire monitoraggi indipendenti nelle caserme, invitando i partner internazionali a subordinare il sostegno alle forze di sicurezza al rispetto dei diritti umani.


