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Edizione del 05/10/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero
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claudia

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    FOCUS

    Giornata mondiale contro l’Aids: sospensioni dei fondi Usa mettono a rischio i progressi globali

    di claudia 1 Dicembre 2025
    Scritto da claudia

    di Céline Camoin

    Nonostante i grandi progressi degli ultimi quindici anni, la lotta globale contro l’Aids è minacciata dai tagli ai programmi sanitari statunitensi. Le sospensioni del Pepfar stanno già causando chiusure di cliniche, carenze di farmaci e un aumento delle nuove infezioni.

    Grandi progressi sono stati compiuti negli ultimi 15 anni in materia di lotta contro l’Aids, ma è alla luce delle sospensioni dei programmi di aiuto sanitario volute dall’amministrazione Trump che ricorre l’edizione 2025 della Giornata mondiale contro la malattia.

    “Dal 2010, il numero di nuove infezioni è diminuito del 40%. Il numero di decessi correlati all’Aids è stato ridotto di oltre la metà. E le cure sono più accessibili che mai. Ma per molte persone in tutto il mondo, la crisi non è finita. Milioni di persone non hanno ancora accesso ai servizi di prevenzione e trattamento dell’Hiv a causa della loro identità, del luogo in cui vivono o dello stigma che subiscono. Allo stesso tempo, i tagli alle risorse e ai servizi mettono a rischio vite umane e minacciano i risultati ottenuti a fatica”, ha sottolineato oggi il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

    Secondo il Lancet, il Pepfar (Piano di emergenza presidenziale per la Lotta all’Aids, creato sotto la presidenza di George W. Bush), una pietra miliare della politica sanitaria estera degli Stati Uniti, avrebbe salvato 26 milioni di vite dall’Hiv. Gli investimenti del Pepfar hanno avuto un impatto salvavita anche per i bambini dell’Africa subsahariana attraverso la prevenzione, l’assistenza e il trattamento dell’Hiv infantile, garantendo la nascita di 7,8 milioni di bambini senza Hiv, sostenendo 13 milioni di bambini orfani e vulnerabili e proteggendo 10,3 milioni di ragazze dagli abusi sessuali.

    In base ai report più recenti dell’Unaids e dell’Oms, pubblicati tra la fine del 2024 e il 202, sebbene l’Africa rimanga il continente più colpito in termini assoluti, per la prima volta nella storia della pandemia la maggioranza delle nuove infezioni globali si è verificata fuori dall’Africa sub-sahariana. Questo indica che le campagne di prevenzione nel continente stanno funzionando meglio che in altre aree del mondo. Nell’Africa sub-sahariana le nuove infezioni sono diminuite del 56% rispetto al 2010. Tuttavia, circa 26,3 milioni di persone sieropositive vivono nella regione africana dell’Oms. Questo rappresenta ancora circa i due terzi di tutte le persone affette da Hiv nel mondo. L’Africa meridionale e orientale è storicamente l’area più colpita ma è anche quella che ha ottenuto i migliori risultati recenti. Al contrario, la regione Mena e nuove infezioni non stanno calando con la stessa rapidità e la copertura del trattamento è tra le più basse al mondo.

    “Nel 2025, una crisi finanziaria storica minaccia di riduzione nei decenni di progresso. I servizi di prevenzione dell’Hiv sono gravemente disturbati” deplora la senatrice della Repubblica Democratica del Congo Christin Mwando Katempa. “La Giornata internazionale di lotta contro l’Aids è un’occasione importante per migliorare l’impatto delle riduzioni dei finanziamenti dei donatori internazionali sulla risposta all’Aids, così come mettere in valore la resilienza dei Paesi e delle comunità che si mobilitano per proteggere i risultati acquisiti e fare progredire la risposta al virs Hiv”, ha twittato oggi.

    Diversi centri hanno subito ripercussioni dirette su medici, infermieri e consulenti tecnici, attività comunitarie gruppi di supporto, sessioni educative, consulenza e test. Ne fornisce alcuni esempi il sito di analisi indipendente The Conversation, che ha condotto uno studio descrittivo sull’organizzazione amministrativa, le risorse umane, la distribuzione dei trattamenti antiretrovirali, il monitoraggio virologico e le esperienze quotidiane di pazienti e team sanitari presso 13 centri clinici per adulti e bambini, che partecipano alla collaborazione di ricerca sull’International Epidemiologic Database to Evaluate Aids in West Africa. Di questi centri in Africa occidentale, cinque erano finanziati direttamente dal programma Pepfar e altri cinque da Ong supportate da Usaid. Metà dei centri aveva già ricevuto istruzioni dal proprio governo di adattare le proprie attività a una capacità ridotta.

    A seguito di queste sospensioni e licenziamenti, i siti sono stati costretti a riorganizzarsi. Hanno quindi implementato il servizio di reperibilità per i dipendenti pubblici, riassegnato il personale ospedaliero e ridistribuito i compiti per evitare il superlavoro tra gli operatori sanitari rimasti, garantendo al contempo la continuità delle cure per l’Hiv. Di conseguenza, oltre alla sospensione delle attività comunitarie, si sono verificati tempi di attesa più lunghi negli ambulatori, con un impatto diretto sulla qualità complessiva dell’assistenza ai pazienti. In otto dei dieci siti, tutti gli antiretrovirali sono rimasti disponibili, ma non sono stati più dispensati per sei mesi secondo il consueto programma, bensì solo per periodi che andavano da uno a tre mesi. Ciò ha aumentato la frequenza delle visite e il carico di lavoro sia per il personale che per i pazienti. In altri due siti, le carenze di scorte già esistenti prima dei tagli al bilancio sono persistite e hanno interessato diversi antiretrovirali utilizzati.

    Nel 2024, l’Africa occidentale e centrale contava oltre 5 milioni di persone affette da Hiv, il 37% delle quali erano bambini. A causa del debito pubblico, la regione ha scarso margine di manovra per finanziare i servizi sanitari e la lotta contro l’Hiv. Ciò si traduce in una forte dipendenza da finanziamenti esterni.

    Il giornale La Libre Belgique porta invece l’esempio dell’Uganda, il più colpito dal blocco dei finanziamenti ai programmi Usaid e Pepfar. L’Ong Aidsfonds sostiene che in tre mesi, una clinica locale ha rilevato il virus in un quarto dei neonati, nonostante la trasmissione dell’Hiv da madre a figlio fosse praticamente scomparsa. A livello nazionale, questa percentuale è salita dal 6,1% all’8,4% in sei mesi. In Uganda, circa 1,5 milioni di persone convivono con l’Hiv. Ricevono cure nelle cliniche. Tuttavia, secondo Aidsfonds, circa sessanta di queste cliniche hanno dovuto chiudere.

    Ad aprile, l’Unaids ha valutato le conseguenze di un’interruzione definitiva del Pepfar. Ha previsto che questa interruzione avrebbe causato oltre sei milioni di nuove infezioni e 4,2 milioni di decessi correlati all’Aids in quattro anni, riportando la pandemia a livelli mai visti dall’inizio degli anni 2000.

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    1 Dicembre 2025 0 commentI
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