di Maria Scaffidi
Da anni migliaia di persone dall’Africa occidentale tentano la traversata dell’Atlantico verso l’Europa, raggiungendo le Canarie su imbarcazioni sovraccariche e insicure. Il recente rafforzamento dei controlli marittimi in Senegal, Mauritania e Marocco ha spostato il punto di partenza delle imbarcazioni più a sud.
Crescenti controlli e restrizioni sul movimento delle persone in Marocco, Mauritania e Senegal con l’obiettivo di fermare i flussi migratori stanno avendo come risultato quello di spostare più a sud i punti di partenza. E, di conseguenza, di aumentare i rischi della rotta seguita per raggiungere il territorio spagnolo, in particolare le Canarie.
Uno degli ultimi episodi rimanda al naufragio, pochi giorni fa, di un’imbarcazione partita dal Gambia con a bordo oltre 200 persone di varia nazionalità ed età. Affondata nella notte del 31 dicembre al largo di Jinack, nella regione di North Bank, nel nord-ovest del Paese, l’imbarcazione era diretta alle Canarie e solo metà degli occupanti è stata tratta in salvo.
Da anni migliaia di persone provenienti dall’Africa occidentale tentano la migrazione dalle coste dei loro Paesi, percorrendo la rotta dell’Atlantico per raggiungere l’Europa, principalmente attraverso l’arcipelago delle Canarie, a bordo di imbarcazioni sovraccariche e spesso fatiscenti.
Il recente rafforzamento dei controlli marittimi in Senegal, Mauritania e Marocco ha spostato il punto di partenza delle imbarcazioni più a sud, in particolare lungo le coste del Gambia e della Guinea, allungando le traversate.

Secondo un rapporto dell’Ong spagnola Caminando Fronteras, nel 2025 sono state almeno 3090 le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere la Spagna partendo dall’Africa.
Questo numero riflette un calo significativo rispetto al 2024, quando furono registrati 10.457 decessi. Tale diminuzione è dovuta in gran parte alle collaborazioni instaurate dalla Spagna con i paesi di origine, come la Mauritania, per impedire le partenze.
Cosa ci dicono realmente questi numeri?
Helena Maleno, coordinatrice della ricerca della stessa Ong, ha affermato che, sebbene il numero di vittime sia diminuito, si è registrato un aumento del numero di naufragi, saliti a 303, con ben 70 imbarcazioni scomparse senza lasciare traccia. “Questo perché abbiamo assistito a un aumento del numero di imbarchi sulla pericolosa rotta dall’Algeria alle Isole Baleari. Queste imbarcazioni tendono a trasportare circa 30 persone, mentre quelle sulla rotta atlantica verso le Isole Canarie possono avere fino a 300 persone a bordo”.
Secondo gli ultimi dati del ministro dell’Interno spagnolo, fino al 15 dicembre scorso erano arrivati via mare e via terra 35.935 migranti irregolari, rispetto ai 60.311 che avevano raggiunto il territorio spagnolo nello stesso periodo del 2024.

Gran parte di questa diminuzione è attribuita a una più rigorosa sorveglianza delle frontiere, in particolare in Mauritania, uno dei principali punti di partenza per i migranti che cercano di raggiungere la Spagna. Nel 2024, lo Stato nordafricano ha firmato un nuovo accordo di partenariato in materia di migrazione con l’Unione europea in cambio di un finanziamento di 210 milioni di euro.
Il rapporto di Caminando Fronteras conclude che la rotta atlantica dal Nord Africa alle Isole Canarie, che può richiedere fino a 12 giorni, rimane la più mortale. La rotta sempre più popolare dall’Algeria alle Isole Baleari è costata la vita a 1.037 migranti. Il rapporto rileva anche l’emergere di una nuova rotta dalla Guinea alle Canarie, lunga 2.200 km.
“La risposta istituzionale alle tragedie in mare rimane palesemente inadeguata”, conclude il rapporto. “Sebbene in alcuni casi vi sia stata collaborazione tra i Paesi, permangono preoccupanti ritardi nella mobilitazione delle missioni di soccorso, una mancanza di risorse adeguate e una volontà politica limitata di proteggere le vite umane”.
Le 3.090 vittime citate nel rapporto di Caminando Fronteras provengono da 30 paesi, per lo più dell’Africa occidentale e settentrionale, ma anche da Pakistan, Siria, Yemen, Sudan, Iraq ed Egitto.



