La Francia di fronte alla guerra d’Algeria. Presentato il rapporto Stora

di Stefania Ragusa

Il 24 luglio dello scorso anno il presidente francese Emmanuel Macron ha incaricato lo storico Benjamin Stora di “stilare un inventario equo e preciso dei progressi fatti in Francia e in sulla memoria della colonizzazione e della guerra algerina”. Più o meno contestualmente il suo omologo algerino, Abdelmajid Tebboune, ha incaricato Abdelmadjid Chikhi, direttore generale del Centro nazionale degli archivi, di fare un lavoro simile, ovviamente da una prospettiva non solo geograficamente differente. L’obiettivo finale di queste ricerche parallele non era «scrivere una storia comune, ma considerare azioni culturali su temi specifici, come per esempio l’apertura degli archivi o la questione dei dispersi». Stora, che è nato in Algeria ed è specializzato nella storia di questo Paese, ha presentato ieri il suo rapporto. Si intitola I ricordi della colonizzazione e della guerra algerina. Chikhi non ha potuto fare altrettanto a causa dei problemi di salute del suo presidente, colpito dal covid e in cura in Germania: per conoscere il contenuto del rapporto algerino bisognerà aspettare il suo rientro.

Dal lato francese è bene mettere in chiaro che tutto questo non prelude a scuse pubbliche. “Il pentimento è vanità. Il riconoscimento è verità. La verità è nei fatti”, ha detto Macron. In occasione di una visita ad Algeri precedente di qualche mese il suo insediamento all’Eliseo, il presidente aveva definito la colonizzazione “un crimine contro l’umanità” e “un’autentica barbarie parte di un passato che dobbiamo affrontare anche porgendo le nostre scuse”. Ma le polemiche infuocate seguite a queste sue affermazioni gli hanno evidentemente suggerito parole diverse e una soluzione pilatesca: niente pentimento ma l’impegno a seguire le raccomandazioni esplicitate da Stora nel suo lavoro.

Proviamo a vedere da vicino queste raccomandazioni. Per favorire una dinamica di iniziative congiunte tra Francia e Algeria, Stora propone di istituire una Commissione “Memorie e verità”, che ascolti le voci dei sopravvissuti da entrambe le sponde del Mediterraneo. Invita inoltre a continuare le commemorazioni, a costruire una stele in omaggio all’emiro Abdelkader e a restituire la sua spada all’Algeria. Un altro passaggio essenziale è onorare la memoria di coloro che hanno perso la vita durante la guerra. Propone inoltre di pubblicare una “Guida degli scomparsi” che agevolerebbe l’Algeria nelle operazioni di recupero delle salme degli algerini morti in Francia durante la guerra. Stora esorta a fare dei campi di internamento situati sul territorio francese luoghi della memoria. Dal 1957 migliaia di algerini furono internati nei campi di Larzac (Aveyron), St-Maurice l’Ardoise (Gard), Thol (Rodano) e Vadenay (Marne ). In ciascuno dovrebbe essere apposta una targa, commemorativa ed esplicativa. Come condizione per la pacificazione, dovrebbe essere rafforzata la cooperazione tra Francia e Algeria e facilitato il movimento degli harkis (gli algerini che servirono l’esercito francese durante la guerra) e dei loro figli tra i due paesi.

Fondamentale, secondo il rapporto, sarà anche far luce sui rapimenti e gli assassinii di europei a Orano nel luglio 1962. A questo scopo potrebbe essere costituita una commissione mista di storici francesi e algerini. Stora chiede anche la declassificazione dei documenti “segreti” già archiviati prima del 1970 e la possibilità di renderli accessibili ai dottorandi algerini, facilitando questi ultimi attraverso apposite borse di studio. Gli studenti francesi potrebbero beneficiare dello stesso regime in Algeria. È molto importante che i giovani, non solo gli studenti di storia, approfondiscano la conoscenza di queste vicende. La guerra di Algeria deve avere la giusta collocazione nei programmi scolastici. Tra le altre raccomandazioni di Benjamin Stora c’è quella di inserire nella toponomastica francese i nomi di personalità meritevoli e provenienti da tutte le colonie francesi, non solo dall’Algeria. C’è l’invito a realizzare una grande mostra sui movimenti per l’indipendenza e una conferenza sul rifiuto della guerra. C’è, per concludere, la proposta di creare una commissione franco-algerina di storici incaricati di stabilire del famoso pezzo di artiglieria conosciuto come “Baba Merzoug” o “La Consulaire”, che si trova attualmente a Brest dopo essere stato portato via da Algeri”.

Non conosciamo ancora il contenuto del rapporto Chikhi. I due esperti non sono stati incaricati di svolgere un lavoro comune e le conclusioni potrebbero essere assai diverse. Ma è lecito immaginare che potranno esserci dei punti di convergenza. È lecito sperare che i leader dei due paesi riescano a coglierli in vista di un riavvicinamento vantaggioso per entrambi. “La questione è come convincere i due Paesi a gestire i propri ricordi“, ha dichiarato Chikhi all’agenzia Afp qualche tempo fa. “Se il mio collega, il mio partner o la mia controparte, Benjamin Stora, ha una visione che è la visione francese in termini di memoria, anche noi abbiamo la nostra visione. Quindi, si tratta di confrontarsi, discutere”.

(Céline Camoin, Stefania Ragusa)

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