Il presidente Salva Kiir ha chiesto ai religiosi del Consiglio delle Chiese del Sudan di tentare una mediazione nel conflitto che lo oppone al suo ex vice Riek Machar: lo dice alla MISNA monsignor Paride Taban, vescovo emerito di Torit, raggiunto dopo aver partecipato a un incontro di due ore con il capo dello Stato.
āKiir ā sottolinea monsignor Taban ā ci ha chiesto di avviare una mediazione per trovare una soluzione al conflitto; noi, come vescovi e rappresentanti delle Chiese, siamo prontiā. Allāincontro ha partecipato questo pomeriggio una delegazione composta, oltre che da monsignor Taban, dallāarcivescovo anglicano Daniel Deng Bul, dallāarcivescovo di Juba, monsignor Paulino Lukudu Loro, e dal vescovo di Wau, monsignor Rudolf Majak. Oltre a essere membri del Consiglio delle Chiese, monsignor Taban e lāarcivescovo Deng guidano un comitato costituito ad aprile con lāobiettivo di favorire la pace e la riconciliazione in Sud Sudan dopo lāesperienza della guerra civile (1983-2005).
Alla MISNA monsignor Taban dice di aver parlato lāultima volta con Machar sabato, 24 ore prima che nella principale caserma di Juba cominciassero a scontrarsi tra loro reparti di Ć©lite dellāesercito. Secondo il vescovo emerito, āla scintilla che ha innescato lāincendio sembrano essere stati i combattimenti tra i militari piuttosto che un piano politico predeterminatoā. Una tesi, questa, tutta da verificare. Ma che renderebbe forse ancora più urgente un confronto con Machar. āCome vescovi ā sottolinea monsignor Taban ā siamo desiderosi di parlare con lui; perchĆ© riprendere le armi dopo aver tanto sofferto ĆØ assurdo e perchĆ© a pagare il prezzo di un conflitto sarebbero ancora una volta soprattutto civili indifesiā.
Il patrimonio di esperienza, di influenza e di contatti delle Chiese potrebbe rivelarsi utile non solo a Juba ma anche nelle regioni periferiche dove in questi giorni si sono verificati scontri. Nei mesi scorsi monsignor Taban ha partecipato a un negoziato decisivo perchĆ© nello Stato di Jonglei si instaurasse una tregua di fatto tra lāesercito e i ribelli dellāex generale David Yau Yau.
Un cessate-il-fuoco, questo, travolto dalle vicende degli ultimi giorni. Bor, la capitale di Jonglei, ĆØ da ieri sotto il controllo di un altro gruppo ribelle. Gli uomini guidati da Peter Gatdet Yak, un Nuer come Machar e un alleato dellāex vice-presidente, hanno spinto alla fuga decine di migliaia di persone. Tra loro ci sono molti Dinka, appartenenti alla stessa comunitĆ di Kiir, maggioritaria nel paese.
Secondo monsignor Roko Taban, amministratore apostolico della locale diocesi di Malakal, chi non ha trovato rifugio nella base dei ācaschi bluā delle Nazioni Unite in cittĆ ĆØ fuggito nella savana. āNessuno ā dice il religioso alla MISNA ā ha dimenticato le stragi del 1991, quando lo scontro tra Machar e il Movimento popolare di liberazione del Sudan di John Garang e di Kiir sfociò in rappresaglie su base etnicaā. Secondo monsignor Taban, āil rischio ĆØ che anche questa volta i politici facciano leva sulle appartenenze e le rivalitĆ comunitarie per conquistare il potere o comunque raggiungere i propri obiettiviā. – Misna



