di Valentina Milani
Secondo l’Onu e l’Unione Africana, l’escalation di violenze tra esercito e forze di opposizione, unita a tensioni politiche e decisioni senza consenso, sta minando il cessate il fuoco permanente in Sud Sudan. Le Nazioni Unite temono un ritorno all’instabilità e un peggioramento della crisi umanitaria, mentre l’esercito ordina l’evacuazione di civili e operatori umanitari nello Stato di Jonglei.
La Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (Umiss) e i meccanismi di monitoraggio della pace hanno lanciato un allarme urgente sul rischio di collasso dell’accordo di pace rivitalizzato, avvertendo che la situazione politica e di sicurezza nel Paese “continua a deteriorarsi in modo significativo”.
La Reconstituted Joint Monitoring and Evaluation Commission (Rjmec) ha affermato che l’intesa è stata “gravemente compromessa”, citando il moltiplicarsi degli scontri armati tra le Forze di difesa del popolo del Sud Sudan (South Sudan People’s Defense Force) e il Movimento di liberazione del popolo del Sudan-In opposizione (Sudan People’s Liberation Army-In Opposition), episodi che costituiscono una chiara violazione del cessate il fuoco permanente.
Intervenendo nel fine settimana riunione del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana sullo stato di attuazione dell’Accordo per la risoluzione del conflitto nella Repubblica del Sud Sudan, il presidente della Rjmec George Owinow ha invitato le parti in conflitto a garantire che le divergenze politiche siano risolte attraverso il dialogo e che le controversie vengano affrontate tramite i meccanismi previsti dall’accordo di pace.
Secondo Owinow, “questi sviluppi rappresentano una seria minaccia di un irreversibile collasso del cessate il fuoco permanente tra Splm-Io e Sspdf, se non verranno adottate misure urgenti per fermare le ostilità in corso e riprendere il dialogo al massimo livello politico”. Il responsabile della Rjmec ha quindi esortato l’organo dell’Unione africana a fare pressione sulle parti affinché cessino le ostilità, adottino un dialogo inclusivo e rispettino pienamente l’accordo di pace e gli accordi di sicurezza transitoria.

Anche l’Onu ha espresso forte preoccupazione. Graham Maitland, responsabile ad interim di Unmiss, ha dichiarato che la ripresa dei combattimenti, alcune iniziative politiche e le crescenti pressioni umanitarie stanno spingendo il Paese verso una nuova fase di instabilità. Maitland ha osservato che, a partire da dicembre, è emersa “una traiettoria negativa di azioni, apparentemente mirate a modificare il quadro di pace stabilito dall’accordo rivitalizzato”, inclusa la separazione delle elezioni dal processo costituzionale e dal censimento, con il rischio di minare la centralità dell’accordo del 2018 rispetto alla Costituzione transitoria.
Secondo il funzionario Onu, “i tentativi di modificare la legislazione nazionale senza consenso e senza la rappresentanza di tutti i firmatari rischiano di aggravare la polarizzazione politica e la contestazione sulla legittimità, con conseguenze dirette sulla sicurezza del Paese”. Maitland ha inoltre avvertito che la situazione umanitaria potrebbe peggiorare drasticamente nel 2026, a causa dell’escalation del conflitto, della riduzione dei finanziamenti e dell’aumento dei bisogni, chiedendo agli attori armati di garantire un accesso umanitario sicuro.
Rivolgendosi al Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana, Maitland ha infine sollecitato il sostegno dell’organismo “per chiedere alle parti di fermare i combattimenti in corso e di rinnovare l’impegno al cessate il fuoco, rispettando gli obblighi previsti dall’accordo rivitalizzato, inclusi la condivisione del potere e gli accordi di sicurezza transitoria, e di adottare processi decisionali basati sul consenso”.
L’esercito del Sud Sudan ha ordinato l’evacuazione di tutti i civili, del personale della missione delle Nazioni Unite e degli operatori delle organizzazioni umanitarie da tre contee dello Stato di Jonglei, in vista di un’operazione militare contro le forze di opposizione. La misura riguarda le contee di Nyirol, Uror e Akobo, nell’est del Paese, al confine con l’Etiopia.


