Circa 14 milioni di persone in Sudan sono esposte al rischio di ordigni esplosivi. Ad esprimersi a riguardo è stato il responsabile del programma antimine delle Nazioni Unite (Unmas), Sediq Rashid, il quale, durante un briefing da Khartoum, ha definito «estremamente allarmante» la diffusione di ordigni, soprattutto nelle aree urbane, dove i combattimenti tra esercito e paramilitari si svolgono in contesti densamente popolati.
«Gli ordigni esplosivi sono presenti nelle abitazioni, sulle strade, nelle scuole e negli ospedali» ha dichiarato, segnalando anche la scoperta di campi minati nella capitale. La situazione è particolarmente critica mentre alcune famiglie iniziano a rientrare nelle proprie case nella capitale Khartoum, trovando un ambiente «altamente pericoloso» spesso senza essere consapevoli dei rischi.
Le condizioni restano gravi anche nel Darfur, in particolare a El Fasher, e nelle regioni del Kordofan, dove i combattimenti hanno lasciato un’elevata contaminazione da esplosivi.
Secondo l’Onu, gli ordigni rappresentano una delle principali minacce anche per le operazioni umanitarie perché ostacolano l’accesso e la distribuzione degli aiuti in molte zone. Rashid ha quindi chiesto un rafforzamento urgente delle operazioni di sminamento, sottolineando che senza un aumento significativo degli interventi e del sostegno internazionale non sarà possibile garantire un ritorno sicuro di rifugiati e sfollati né la ricostruzione del Paese.


