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Edizione del 05/10/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero
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gin tonic

    IN VETRINALibriNEWS

    Gin e jazz, 33 storie dall’Africa orientale

    di Marco Trovato 5 Ottobre 2026
    Scritto da Marco Trovato

    Trentatré gin, altrettanti dischi jazz e un viaggio lungo due anni tra botaniche, degustazioni e storie africane. È “La vita a 33 gin”, il libro scritto dal giornalista Freddie del Curatolo e dall’agronomo Alessio Colussi, nato in Kenya dalla passione per il gin e per la musica. Un racconto che unisce piacere, cultura del bere e scoperta di un’Africa sorprendente

    di Pierre Yambuya

    Dal ginepro della Rift Valley a un gin d’eccellenza prodotto in Kenya, fino a un libro che mette insieme 33 etichette internazionali di London Dry e le abbina ad altrettanti vinili, 33 giri di musica jazz. Degustazione e ascolto, da cui nascono altrettanti racconti.

    È questa l’essenza di “La vita a 33 gin”, l’originale volume scritto dal giornalista Freddie del Curatolo, corrispondente dell’agenzia Ansa dall’Africa orientale e “voce degli italiani in Kenya”, insieme all’agronomo Alessio Colussi, per molti anni alla Fao e ancora oggi impegnato in progetti agricoli nel continente africano. Il libro esce in questi giorni in Italia per Nfc Edizioni ed è stato tradotto per il pubblico africano con il titolo “33 Gins, 33 Spins”, presentato a Nairobi in una serata organizzata dall’Ambasciata d’Italia.

    Del Curatolo e Colussi sono due grandi appassionati di gin. Dal loro incontro con Procera, prodotto a partire dalle bacche di ginepro della Rift Valley e delle Aberdares, a nord di Nairobi, è partito un viaggio di degustazioni alla cieca durato due anni, sullo sfondo della vivace scena jazz della capitale keniana. Una città dove, nei club, capita ormai di ascoltare Miles Davis o Duke Ellington più spesso di Bob Marley o Usher. La musica ha esaltato sentori e botaniche del gin tonic, dando vita a un originale esercizio di degustazione e storytelling.

    È lo stesso Freddie del Curatolo, autore alcuni anni fa del libro La pandemia in Africa, scritto insieme all’indimenticato Angelo Ferrari, colonna della nostra rivista, a raccontarci com’è nato il progetto.

    «Vivo in Africa orientale da 21 anni e, per chi fa il mio mestiere, si immerge nel tessuto sociale, privilegia gli incontri con gli africani ed entra nelle loro storie, è impossibile non alzare qualche bicchiere, e a volte anche esagerare. Bere, soprattutto a Nairobi, fa parte della quotidianità. Purtroppo, però, non esiste una vera cultura del bere. Si parte dalla birra, la popolare Tusker, e poi si arriva ai lasciti coloniali: whisky, brandy e appunto gin. Ma per quasi tutti è la quantità a contare, non la qualità».

    «E chi non può permetterseli ricorre ai distillati artigianali illegali, veri e propri veleni ottenuti facendo fermentare anche l’immondizia. Per questo abbiamo voluto tradurre il libro per i lettori dell’Africa anglofona: per spiegare che “bere responsabilmente” non significa soltanto non ubriacarsi o far guidare un astemio, ma sapere cosa si sta bevendo e trasformare quel momento in un piacere che coinvolga anche gli altri sensi e, soprattutto, la mente».

    Il Procera, che oltre al ginepro della Rift Valley utilizza erbe selvatiche africane, ha un prezzo difficilmente accessibile per gran parte dei keniani, anche a causa della particolare bottiglia in vetro soffiato riciclato. Ma se in Italia il senso del libro è soprattutto quello di abbinare in modo inedito il piacere di un buon gin tonic ad alcuni dischi indimenticabili, in Africa il progetto assume un significato più ampio.

    «Cercare di diffondere una cultura del bere è fondamentale, soprattutto tra i giovani, che qui rappresentano la maggioranza dei consumatori di alcolici», spiega il giornalista. «Il diabete è tra le malattie più diffuse in Africa ed evitare liquori dolci, cocktail zuccherati e superalcolici adulterati è importante, senza pensare utopisticamente di far smettere di bere le persone, così come non riuscirei a smettere io stesso».

    «La mia passione per il gin è nata proprio così: avevo la glicemia alta e il mio medico, un italiano di Nairobi che da quarant’anni cura molti pazienti della classe medio-alta keniana, mi ha imposto di passare al gin tonic. “Ma mi raccomando”, mi ha detto, “l’acqua tonica deve essere senza zucchero: è lei che fa male!”».

    Da lì è iniziato il viaggio. In due anni, insieme al suo «compare di bevute», sommelier ed esperto di botaniche, Del Curatolo ha degustato oltre 200 etichette, tra cui gin tanzaniani, zambiani e sudafricani. Uno era addirittura distillato con escrementi di elefante, un altro utilizzava semi di baobab.

    Il tutto con una colonna sonora precisa: il jazz, ascoltato a tutto volume, soprattutto swing e bebop, gli stili che, secondo i due autori, si sposano meglio con un buon gin tonic.

    In esclusiva per Rivista Africa, da “LA VITA A 33 GIN” di Freddie del Curatolo e Alessio Colussi, uno dei 33 racconti, quello dedicato al gin keniano Procera Blu, che è abbinato al disco di Duke Ellington “Afro Bossa”.

    Da quassù vedo il mondo come dovrebbe essere: vergine, pulito e sincero. Volo alto, appena sotto le nuvole cariche di speranza.
    La foresta è meravigliosa, sana e vitale, come se l’uomo la rispettasse e non si avvertissero i danni dell’urbanizzazione. Pullula di animali che s’inerpicano, saltano e si intrufolano tra rocce, rami e cespugli dai sentori unici.
    Lo so, è pericoloso volare a motore spento, almeno quanto sognare che nulla, in tutto questo tempo, sia cambiato. Perdipiù in Africa e a bordo di un prezioso prototipo come questo, un aliante di vetro che ho costruito io stesso e che in pochi credevano potesse alzarsi e seguire traiettorie speciali. Ma solo così posso sorbire appieno il ventilato silenzio del cielo, ammirando le verdi conifere, gli eucalipti di prima montagna, i sicomori e le euforbie.
    Scendo a bassa quota, ascolto il fragore delle cascate fresche e frizzanti e mi sembra di respirare già le fragranze delle piante selvatiche e gli effluvi di resine e fiori.
    Assaporo la salvia, la menta e il timo, mentre sale fino a me la precisa intensità di bacche di ginepro che conosco fin da quando ero bambino.
    Mia madre lavorava in quella foresta, credeva di poter cambiare il suo piccolo mondo. Con altre donne ha fondato una cooperativa, ha fatto mille battaglie per salvare l’ambiente e adesso è famosa in tutto il mondo. Mio padre era un pilota americano che spegneva gli incendi con l’acqua raccolta nei laghi vulcanici e le fiamme nel cuore con un buon gin.
    Da lui ho ereditato questa passione e ho deciso di gustarmi un volo unico, straordinario sopra la foresta delle Aberdares. Sono orgoglioso di essere keniano e di regalare a me stesso i brividi di qualcosa di inedito e speciale, come le ali di vetro del mio Procera Blu.

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    5 Ottobre 2026 0 commentI
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