di Andrea Spinelli Barrile
L’odore pungente percepito in diverse zone lungo le rive del lago, come la baia di Murchinson a Luzira e alcune aree di Entebbe, sarebbe causato dalla proliferazione di alghe, favorita dall’inquinamento, dall’aumento della temperatura delle acque e dalla distruzione di molte zone umide che in passato svolgevano una funzione di filtro naturale
L’odore nauseabondo che si respira nei quartieri a ridosso del Lago Vittoria nelle città ugandesi di Kampala, Jinjia ed Entebbe sta sollevando preoccupazioni circa l’aumento dell’inquinamento delle acque e la minaccia ai mezzi di sussistenza per l’economia locale.
Il Lago Vittoria, il più grande lago d’acqua dolce d’Africa e il secondo al mondo, rappresenta la principale fonte di sostentamento per 45 milioni di persone tra Uganda, Kenya e Tanzania, grazie all’acqua, alla pesca, ai trasporti e alle varie attività ricreative e turistiche, che abbondano attorno al grande lago. Il suo bacino ospita importanti città, porti, zone industriali ma anche aree verdi e rigogliose, resort turistici, spiagge, elementi umani che rendono il Lago Vittoria un motore economico e un pozzo di accumulo ambientale.
Secondo una nota del ministero dell’Acqua e dell’ambiente ugandese, diffusa nei giorni scorsi, l’odore acuto che si avverte in diverse aree a ridosso del lago come la baia di Murchinson a Luzira e alcune aree di Entebbe, è dovuto alla proliferazione di alghe causata dall’inquinamento, dall’aumento delle temperature delle acque e alla distruzione di molte zone umide che un tempo facevano da filtro naturale.
Baie poco profonde come Murchinson, ad esempio Kitubulu, Nakiwogo e Napoleon Gulf sono quelle più problematiche. Come spiega il ministero, hanno tutte la caratteristica di essere “poco profonde, meno di dicei metri, e riparate dal lago aperto, il che le rende vulnerabili all’inquinamento”. Si tratta di aree che ricevono ingenti quantitativi di rifiuti urbani, liquami, effluenti industriali, deflussi agricoli, materie plastiche e limo, che spesso confluiscono direttamente nel lago. Un problema che non è solo ugandese ma regionale: le insenature del Lago Vittoria riguardano tre Paesi africani direttamente ma le sue acque confluiscono nel Nilo, con rischi a valle sempre più grandi che riguardano centinaia di milioni di persone.
La rapida urbanizzazione, la pessima gestione degli scarichi, dei rifiuti, delle attività industriali e agricole, stanno alimentando il deflusso ricco di nutrienti nel bacino del lago: i dati di 33 stazioni di monitoraggio della qualità dell’acqua a Kampala e Entebbe mostrano livelli di azoto e fosforo in costante aumento, che innescano e accelerano la crescita delle alge. Le alte temperature e la stagione secca ha peggiorato le fioriture: quando le alghe muoiono si decompongono e riducono l’ossigeno, rilasciando gas come acido solforico e ammoniaca, la fonte del cattivo odore. In più, le alghe morte riciclano ulteriormente i nutrienti restituendoli all’acqua, alimentando un circolo vizioso di inquinamento e proliferazione.
I bassi livelli di ossigeno minacciano anche i pesci e le altre forme di vita acquatica, aumentando tra i pescatori di morie di pesci in una regione che già sta affrontando un declino di questo tipo di risorse.
Il governo ugandese sostiene di stare approntando delle soluzioni: il ripristino delle zone umide (tra Entebbe e Jinjia sono diversi i progetti di piantumazione delle mangrovie), l’imposizione di una zona cuscinetto di 200 metri, il rafforzamento del monitoraggio della qualità dell’acqua, la richiesta alle industrie di adottare e investire in tecnologie di produzione più pulite e il rafforzamento dei permessi di scarico degli effluenti per le industrie e gli impianti di trattamento comunali. Soluzioni che, tuttavia, se non saranno coordinate con gli altri Paesi che affacciano sul Lago Vittoria, rischiano di essere un piccolo palliativo, anche perché l’inquinamento che entra nel lago dai fiumi a monte di un Paese colpisce inevitabilmente tutti e tre gli stati rivieraschi.


