Sudan biasima Unione Europea per nuove sanzioni

di claudia

Il ministero degli Esteri sudanese ha duramente criticato le nuove sanzioni imposte dall’Unione europea a carico di individui ed entità sudanesi, definendole prive di “standard legali equi”. In una dichiarazione diffusa sabato, le autorità di Khartoum hanno invitato Bruxelles ad adottare un approccio più equilibrato che tenga conto delle “peculiari circostanze nazionali” del Paese. “Non è possibile equiparare le Forze armate sudanesi (Saf) a gruppi armati ribelli fuorilegge”, si legge nella nota, in riferimento alle sanzioni che colpiscono soggetti legati sia alle Saf che alle Forze di supporto rapido (Rsf), la milizia paramilitare coinvolta nel conflitto in corso.

Le misure annunciate venerdì includono, secondo un comunicato del Consiglio dell’Unione Europea, il congelamento dei beni, il divieto di fornire fondi o risorse economiche – direttamente o indirettamente – e il divieto di viaggio per due individui e due entità sudanesi. Il pacchetto adottato dal Consiglio dell’Ue è il quarto dall’inizio del conflitto, e colpisce in particolare l’Alkhaleej Bank, legata alla famiglia del comandante delle Rsf Mohamed Hamdan Dagalo, noto come “Hemedti”, e ritenuta fondamentale nel finanziamento delle operazioni delle milizie. Tra le entità sanzionate figura anche la Red Rock Mining Company, attiva nel settore minerario e sospettata di alimentare il conflitto: le sue attività sono collegate alla produzione di armi e veicoli per le Saf, e le zone minerarie rappresentano oggi territori strategici contesi.

I due individui colpiti sono Hussein Barsham, comandante sul campo delle Rsf, ritenuto responsabile di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui violenze etniche e massacri in Darfur, e Abu Aqla Mohamed Kaikal, ufficiale delle Saf già passato alle Rsf e tornato all’esercito nel 2024, accusato di aver preso di mira la comunità Kanabi, storicamente emarginata.

Il Sudan è devastato da un violento conflitto tra esercito regolare e Rsf, scoppiato nell’aprile 2023. I combattimenti hanno causato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati, aggravando una crisi umanitaria già drammatica. L’Ue ha ribadito che l’adozione di misure restrittive mira a promuovere la pace, la giustizia e un processo politico inclusivo guidato dai sudanesi stessi.

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