Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, si è recato ieri in visita ufficiale ad Hargeisa, capitale dell’autoproclamata repubblica del Somaliland, segnando il primo viaggio di alto profilo di un diplomatico dello Stato ebraico dopo il riconoscimento dell’indipendenza della regione avvenuto il mese scorso.
La missione, condotta inizialmente con discrezione per motivi di sicurezza e resa pubblica solo ieri, giunge in seguito all’accordo firmato il 26 dicembre 2025, con il quale Israele è diventato il primo Stato membro dell’Onu a riconoscere la sovranità dell’ex protettorato britannico.
Accolto dal presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, al palazzo presidenziale, Sa’ar ha definito il riconoscimento una decisione ”morale” e un passo storico. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, il capo della diplomazia israeliana ha tracciato un netto paragone geopolitico: “A differenza della ‘Palestina’, il Somaliland non è uno Stato virtuale. È uno Stato funzionante. Il Somaliland è un Paese pienamente funzionante basato sui principi del diritto internazionale”.
I due governi hanno concordato di procedere “presto” alla nomina degli ambasciatori e all’apertura delle rispettive sedi diplomatiche. Sa’ar ha inoltre annunciato l’intenzione di sviluppare una partnership strategica che includa cooperazione nei settori dell’agricoltura, dell’istruzione, della difesa e soprattutto della gestione delle risorse idriche, con l’invio di esperti israeliani a Hargeisa.
La visita ha immediatamente riacceso le tensioni nel Corno d’Africa. Il governo federale della Somalia, che considera il Somaliland parte integrante del proprio territorio fin dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza del 1991, ha condannato la presenza di Sa’ar definendola una “incursione non autorizzata” e una “violazione della sovranità”.
La mossa israeliana ha sollevato proteste immediate anche a livello internazionale. Il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana (Ua) ha chiesto la “revoca immediata” del riconoscimento, mentre il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelaty, ha definito l’atto una “palese violazione” dell’integrità somala e un “pericoloso precedente”. Sul fronte della sicurezza, dal vicino Yemen il leader dei ribelli Houthi ha avvertito che qualsiasi presenza dello Stato ebraico in Somaliland sarà considerata un “obiettivo militare”.
Nonostante le condanne, Sa’ar ha ribadito che “nessuno determinerà per Israele chi riconoscere”, mentre il presidente Abdullahi ha confermato l’intenzione del Somaliland di aderire agli Accordi di Abramo.



