Lunedì prossimo (27 ottobre) sarà il giorno della verità in Camerun, in cui è previsto che la Commissione elettorale diffonda i risultati definitivi delle elezioni presidenziali. Tutto fa supporre, perché così è andata negli ultimi decenni, l’ennesima vittoria schiacciante di Paul Biya, che a 92 anni si appresta a guidare il Paese per l’ottavo mandato, ma è altrettanto probabile che le polemiche non finiranno, visto che il principale sfidante di Biya, Issa Tchiroma Bakary, ha già rivendicato al vittoria sul grande dinosauro politico camerunese.
Ma potrebbero esserci anche dei colpi di scena. Secondo Jeune Afrique, che cita una fonte vicina al presidente camerunese, Biya avrebbe offerto a Tchiroma la carica di primo ministro in cambio del riconoscimento dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali. Il capo di gabinetto Samuel Mvondo Ayolo, ex-ambasciatore del Camerun in Francia, sarebbe stato infatti incaricato di trovare una soluzione politica per allentare le crescenti tensioni.
Issa Tchiroma Bakary infatti ha rivendicato una “vittoria schiacciante”, ha contestato lo scrutinio ufficiale dell’Elecam (la Commissione elettorale) e l’imminente verdetto del Consiglio costituzionale, due istituzioni che considera subordinate al governo. Per stemperare la tensione, Paul Biya e il suo capo di gabinetto non avrebbero avuto altra scelta che garantire la credibilità della loro mano tesa, che mira a stroncare sul nascere la protesta: il cardine dell’accordo sarebbe la partecipazione proprio di Issa Tchiroma Bakary a un futuro governo aperto all’opposizione, in qualità addirittura di primo ministro.
Una coabitazione che sarebbe una novità politica assoluta per il Camerun. Tra le offerte messe sul piatto da Biya ci sarebbe anche una riforma del codice elettorale, cosa richiesta da anni dall’opposizione, in vista delle elezioni legislative del 2026.
La proposta di Paul Biya e Samuel Mvondo Ayolo è stata inizialmente inoltrata a un intermediario vicino a Issa Tchiroma Bakary a Parigi, in Francia, ma Tchiroma la avrebbe rifiutata, considerando l’accordo di governo proposto come un tentativo di “neutralizzazione politica”. Le squadre dell’opposizione stanno anche lavorando a un piano di mobilitazione che dovrebbe iniziare non appena verrà annunciato il verdetto del Consiglio costituzionale e, scrive Jeune Afrique, sono in corso anche azioni legali a livello internazionale.


