Diciassette morti e una quarantina di feriti: è il bilancio dell’attacco con droni che questa mattina ha colpito un mercato e alcune abitazioni civili a Tine, città di frontiera tra Ciad e Sudan. Le autorità di N’Djamena hanno attribuito la responsabilità alle Forze di supporto rapido (Rsf), la milizia paramilitare protagonista della guerra civile sudanese, anche se dal versante sudanese non è arrivata alcuna rivendicazione ufficiale.
La risposta del governo ciadiano è stata immediata: il ministro della Comunicazione e portavoce del governo, Abderaman Koulamallah, ha avvertito che le forze armate non esiteranno a colpire le basi degli aggressori oltre confine in caso di nuove violazioni: «Il Ciad ha finora dato prova di grande moderazione, ma la pazienza è ormai al limite». Il ministro della Difesa, Daoud Yaya Brahim, ha confermato che le truppe di terra sono state autorizzate a oltrepassare il confine in caso di minaccia imminente, segnando un netto cambio di passo nella gestione della crisi.
Il presidente Mahamat Idriss Deby ha dato istruzioni affinché ogni ulteriore minaccia proveniente dal Sudan venga neutralizzata tempestivamente. Il governo ha inoltre annunciato la chiusura dei confini con il Sudan e un rafforzamento straordinario del dispositivo militare nell’area di Tine, mobilitando risorse pari a circa 4,5 milioni di euro per sostenere le operazioni di soccorso e il potenziamento delle difese.
La situazione preoccupa la comunità internazionale: l’Unione Africana ha chiesto un immediato allentamento della tensione per scongiurare il rischio di un’escalation regionale, mentre le Nazioni Unite in Ciad hanno espresso profonda preoccupazione e ferma condanna dell’attacco, attraverso il Coordinatore residente e Coordinatore umanitario, François Batalingaya.


