di Tommaso Meo
Un anno dopo la presa di Goma da parte dei ribelli dell’M23, è stato lanciato a Kinshasa un piano di risposta umanitaria per l’emergenza in corso: gli sfollati, sparsi in diverse città del Paese e della regione, attendono ancora di poter rientrare nelle loro case, mentre i finanziamenti mondiali per gli aiuti pubblici allo sviluppo registrano un calo senza precedenti.
A un anno dalla presa di Goma da parte dei ribelli dell’Afc/M23, nei giorni scorsi a Kinshasa il governo congolese e i suoi partner hanno lanciato ufficialmente il Piano di risposta umanitaria per l’anno in corso. La Repubblica Democratica del Congo (Rdc) si trova ad affrontare un’equazione complessa: una recrudescenza dei conflitti nell’est del Paese che provoca massicci spostamenti di popolazione, mentre i finanziamenti mondiali per gli aiuti pubblici allo sviluppo registrano un calo senza precedenti.
Di fronte a questa carenza di risorse, il ministro degli Affari sociali, delle Azioni umanitarie e della Solidarietà nazionale, Eve Bazaiba, ha esortato gli attori umanitari a una rigorosa disciplina di bilancio. L’idea è quella di fare “di più con meno” per non abbandonare le vittime, riporta Radio Okapi.
Le linee strategiche annunciate dal governo includono l’ottimizzazione dei fondi settoriali affinché raggiungano direttamente i beneficiari; un maggiore coinvolgimento del bilancio nazionale per integrare il sostegno internazionale; e l’istituzione di un meccanismo per la raccolta di beni e fondi in tutto il Paese a sostegno delle persone colpite.
All’interno della città di Goma, intanto, la situazione socioeconomica è diventata critica. Secondo quanto raccontato in un’intervista alla stessa radio da Marion Ngavo, presidente del coordinamento urbano della società civile a Goma – lui stesso costretto a fuggire – l’economia è crollata sotto il peso dei saccheggi e di un sistema di doppia tassazione imposto dai ribelli. Secondo la medesima fonte, circa 10.000 persone sarebbero state uccise dall’occupazione di Goma.

La popolazione, già impoverita, è soggetta a tasse e imposte esorbitanti che alimentano lo sforzo bellico dei ribelli. Le piccole e medie imprese hanno cessato di funzionare, lasciando senza lavoro migliaia di abitanti di Goma. Nel corso dell’anno sono state inoltre segnalate numerose perquisizioni ed estorsioni nelle abitazioni private.
Di fronte a quella che definisce un’emergenza umanitaria e di sicurezza, Ngavo invita le autorità nazionali ad agire con ogni mezzo per ripristinare l’autorità dello Stato. “La popolazione chiede solo alle autorità nazionali di ristabilire la pace e riconquistare i territori, sia con il dialogo che con le armi”, ribadisce.
Diametralmente diverso il racconto dell’Afc/M23. “Laddove il regime semina morte e caos, noi costruiamo uno Stato”, si legge in una nota del gruppo. “In dodici mesi abbiamo trasformato Goma in un laboratorio della Rdc di domani”. Secondo i ribelli, la sicurezza in città è stata ripristinata, “l’acqua e l’elettricità scorrono di nuovo” e l’ospedale provinciale del Nord Kivu sarebbe stato “ristrutturato e rifornito”. Nonostante “il blocco bancario criminale imposto dal regime di Kinshasa”, l’economia “respira e prospera grazie a una gestione rigorosa e trasparente”, ha aggiunto l’Afc/M23.
Mentre si moltiplicano le iniziative diplomatiche a livello regionale, gli sfollati di Goma, sparsi in diverse città del Paese e della regione, attendono però ancora di poter rientrare nelle loro case.
Foto: Panos


