di Valentina Giulia Milani
Dall’inizio della guerra in Sudan il cuore culturale del Paese – i suoi musei e opere d’arte – sono stati oggetto di saccheggi e distruzione. Negli ultimi giorni il governo ha annunciato di essere riuscito a recuperare oltre cinquecento reperti archeologici trafugati durante il conflitto in corso.
Il governo sudanese ha recuperato 570 reperti archeologici trafugati durante il conflitto in corso, in un’operazione che le autorità definiscono un passo rilevante per la tutela del patrimonio culturale nazionale.
La restituzione è stata presentata nel corso di una cerimonia a Port Sudan, dove Graham Abdel Qader, sottosegretario al ministero della Cultura, Informazione e Turismo e capo del Comitato nazionale per la protezione della cultura e delle antichità, ha parlato di “un grande risultato nazionale”. Secondo Abdel Qader, i reperti coprono un ampio arco temporale, “dalla preistoria all’epoca moderna”, e rientrano in un più ampio sforzo per preservare l’identità storica del Paese.
Il funzionario, ripreso dai media locali, ha aggiunto che recenti verifiche inventariali hanno evidenziato perdite in diversi musei. Tra questi, il Museo di Gezira, che ha segnalato la scomparsa di 68 oggetti su 408, e il Museo etnografico, che ha indicato lo stesso numero di reperti mancanti su un totale di 4.600. Circa 200 manufatti risultano inoltre assenti dal Museo della Casa del Califfo, mentre altri oggetti sarebbero ancora in possesso di cittadini.
Più grave la situazione del Museo nazionale di Khartoum, che – secondo quanto riferito da Abdel Qader – ha subito un saccheggio esteso, inclusi la sala espositiva principale e i depositi protetti, con una perdita stimata in circa 4.000 reperti. Il responsabile ha precisato che quanto resta delle collezioni sarebbe stato nel frattempo catalogato e riorganizzato, in vista di una futura riapertura espositiva.
Alla cerimonia è intervenuto anche Ahmed Junaid Sorosh-Wali, rappresentante dell’Unesco in Sudan, definendo l’operazione un esempio di cooperazione internazionale per la protezione dei beni culturali in contesti di guerra. Secondo le autorità sudanesi, dal aprile 2025 Khartoum collabora con Interpol e Unesco per rintracciare e recuperare reperti che sarebbero stati trafficati all’estero attraverso due Stati confinanti.
Dall’inizio delle ostilità, numerosi musei e siti archeologici sudanesi risultano saccheggiati o danneggiati, tra cui – oltre al Museo nazionale – il Museo del Palazzo presidenziale, il Museo delle Forze armate, la Casa del Califfo, il Museo etnografico, il Museo di storia naturale dell’Università di Khartoum e il Museo del sultano Ali Dinar ad Al Fasher, nel Darfur settentrionale.
Il Sudan è attraversato da una guerra iniziata il 15 aprile 2023, con scontri tra le Sudanese Armed Forces e le Rsf, che hanno provocato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati, interni e oltreconfine.


