Nel suo discorso di Capodanno, il presidente dell’Uganda Yoweri Museveni, ha detto che l’Uganda ha evitato “per un pelo” proteste simili alle dimostrazioni guidate dalla Generazione Z in Kenya, a cui si è assistito nel 2024 e nel 2025, perché “l’azione decisa” delle agenzie di sicurezza avrebbe impedito che la situazione degenerasse.
Museveni, che il 15 gennaio correrà per un nuovo mandato presidenziale alle elezioni generali, ha criticato l’opposizione per quelli che ha descritto come “tentativi di importare disordini” in Uganda, accusandola di fare affidamento sulla folla e sui finanziamenti provenienti dall’estero per destabilizzare la nazione. Secondo Museveni, per prevenire i disordini è necessaria una risposta nazionale collettiva, supportata da un’azione decisa da parte della polizia e delle agenzie di intelligence per contrastare quelli che ha descritto come tentativi organizzati di indebolire il suo governo.
“Abbiamo assistito a una condotta scorretta e indisciplinata da parte di alcuni membri dell’opposizione, che hanno idee politiche sbagliate e sono state spinte da stranieri parassiti che li sostengono” ha detto il presidente ugandese: “Commettono molti errori, tra cui il trasporto di folle nomadi ai loro raduni. Molti ugandesi che hanno familiarità con il piano ne sono sbalorditi e spesso si alleano con noi per smantellarlo: ricordate i piani della Generazione Z per il 4 luglio 2024, per una rivolta come quelle del Kenya? Sono stati respinti dalla gente”.
Relativamente alle politiche di ordine pubblico, Museveni ha detto di aver proibito alla polizia di frustare i dimostranti durante le proteste, definendo tale pratica “arcaica e inaccettabile” e ha detto che l’uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua è invece legale e preferibile ai proiettili veri quando si affrontano rivolte di piazza.
Da anni tuttavia, gli attivisti per i diritti umani ugandesi sono sul piede di guerra, come i loro colleghi keniani e tanzaniani, nel denunciare in particolare una repressione transnazionale che coinvolge tutti e tre questi Paesi africani swahili-speaker: di recente, gli attivisti ugandesi hanno detto che i governi di ganda e Kenya avrebbero coordinato la repressione dei manifestanti keniani, con il dispiegamento transfrontaliero delle forze di sicurezza ugandesi durante le proteste a Nairobi. A novembre l’attivista Bob Njagi, rapito e detenuto in isolamento in Uganda, ha detto che membri delle Forze di difesa popolare ugandesi (Updf) sono stati dispiegati in Kenya durante le proteste della Generazione Z del 2024, inviati a Nairobi per reprimere le proteste. Ma non solo: molti attivisti politici ugandesi sono stati arrestati in Kenya, negli ultimi due anni, e deportati in Uganda nel totale sprezzo delle regole e delle norme internazionali.
Il caso più clamoroso è quello del leader dell’opposizione, ed ex-medico personale di Museveni, Kizza Besigye, che è scomparso a Nairobi ed è ricomparso giorni dopo alla sbarra della Corte marziale di Kampala, dove è ancora a processo. Besigye si sarebbe dovuto candidare alle elezioni presidenziali contro Museveni ma non potrà farlo e rischia la pena di morte.


