La Libia si conferma uno dei centri nevralgici a livello globale per il mining di bitcoin, nonostante le rigide proibizioni vigenti nel Paese. Un’analisi rilanciata dal quotidiano al-Wasat evidenzia come i costi irrisori dell’energia abbiano trasformato lo Stato nordafricano in un hub per l’estrazione clandestina di criptovalute, posizionandolo davanti a tutti gli altri Paesi arabi e africani.
Secondo i dati del Cambridge Centre for Alternative Finance, la Libia concentra circa lo 0,6% della potenza globale di calcolo necessaria per l’estrazione della valuta digitale. Il fattore determinante è il prezzo dell’elettricità, tra i più bassi al mondo grazie ai forti sussidi statali: stimato intorno a 0,004 dollari per kilowattora (circa 0,0038 euro), per molti utenti l’energia risulta di fatto gratuita.
L’analisi evidenzia come questa distorsione di mercato consenta ai cosiddetti miner di utilizzare apparecchiature hardware anche obsolete, che altrove sarebbero antieconomiche, garantendosi comunque ampi margini di profitto. L’analista economico Sami Radwan, ripreso dalla piattaforma statunitense Cryptopolitan, osserva che tali condizioni rendono la rapida diffusione del fenomeno comprensibile, attirando operatori sia locali che stranieri nonostante i rischi legali e l’instabilità politica.
L’impatto sulle infrastrutture è devastante: secondo le stime delle autorità locali, alcune delle maggiori operazioni clandestine consumano fino a 1.500 megawatt di elettricità, una quantità pari al fabbisogno di una città di medie dimensioni. Questo prelievo aggrava la pressione su una rete già fragile, causando frequenti blackout che colpiscono servizi essenziali come scuole e ospedali.
Le autorità di Tripoli hanno intensificato le operazioni di contrasto, portando all’arresto di diversi operatori, in particolare cittadini stranieri, e al sequestro di migliaia di dispositivi. Tuttavia, il mining prosegue, sfidando apertamente l’avvertimento della Banca centrale della Libia del 2018, che dichiarava illegali le criptovalute, e il divieto di importazione delle attrezzature per l’estrazione imposto nel 2022.


