Fuggito dalla guerra a soli 14 anni, Charles Lipanda ha trasformato il dolore in arte, fondando nel campo profughi di Dzaleka un collettivo poetico che restituisce ai giovani la voce, la speranza e il diritto di sognare.
Il campo profughi di Dzaleka, in Malawi, oggi accoglie 57.000 persone provenienti principalmente da Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Ruanda. Proprio qui, a soli quattordici anni, è arrivato Charles Lipanda, costretto a fuggire dalla guerra che imperversava nel suo Paese, la Repubblica Democratica del Congo, portandosi dietro un bagaglio difficile di incertezza sul futuro e un nuovo senso di perdita dopo aver vissuto già la morte dei suoi genitori all’età di cinque anni.
Crescendo nel contesto di Dzaleka dove le risorse sono molto poche e la speranza rischia di sgretolarsi, Lipanda è invece riuscito ad incanalare creativamente quel vuoto trasformandolo in opportunità.
Oggi, all’età di vent’anni è il fondatore e presidente dell’organizzazione African Youth Artistic Poetry (AYAP), un collettivo che promuove la forza della poesia all’interno al campo, organizzando inoltre laboratori di scrittura, performance poetiche e programmi di mentoring per bambini e adolescenti. Attraverso AYAP, riporta un approfondimento di Okay Africa, la poesia è diventata uno strumento di espressione personale e guarigione collettiva.
“La poesia è entrata nella mia vita come un respiro mentre stavo soffocando,” racconta. “Non avevo più parole da dire, ma troppe emozioni dentro. Guardavo la mia famiglia soffrire, gli amici andarsene. Dovevo liberarmi di tutto”. Sono le parole di Espoir Kahitani, 19 anni, uno dei giovani che sono riusciti grazie all’iniziativa di Lipanda a non perdersi e aggrapparsi a una speranza. Attraverso la poesia parlata – forma espressiva radicata nella cultura africana che unisce la profondità del genere poetico con l’immediatezza della parola -i giovani riescono a liberarsi dalle emozioni negative e ad elaborarle, potendo anche recuperare un diritto a lungo tempo negato: la libertà di sognare.


