Il ministero della Giustizia del Mozambico ha avviato un programma pilota per l’introduzione di braccialetti elettronici negli istituti penitenziari, una misura che secondo le autorità potrebbe ridurre fino all’80% i costi legati alla detenzione e contribuire ad alleviare il cronico sovraffollamento delle carceri. L’iniziativa è stata presentata nel principale carcere di Maputo, in collaborazione con l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), e nella fase iniziale coinvolgerà 3.000 detenuti.
I dispositivi, applicabili a polso o caviglia, consentono il monitoraggio degli spostamenti dei detenuti autorizzati a uscire temporaneamente dalle strutture. Il ministro della Giustizia Mateus Saize ha definito la misura “un passo strategico gigantesco verso l’umanizzazione delle carceri”, spiegando che ogni detenuto sottoposto a monitoraggio elettronico costerà allo Stato circa 30.000 meticais (circa 400 euro) l’anno, contro i 150.000 meticais (quasi 2.000 euro) necessari per la detenzione in strutture chiuse.
Secondo le autorità, riprese dall’agenzia di stampa Apa, i risparmi generati permetteranno di liberare risorse da destinare a programmi di riabilitazione, al miglioramento delle infrastrutture carcerarie e alla modernizzazione dell’amministrazione della giustizia. Attualmente il sistema penitenziario mozambicano ospita circa 20.000 detenuti, ben oltre la capacità prevista, una situazione che da anni mette sotto pressione strutture e bilanci pubblici.
I detenuti che accederanno al programma saranno selezionati attraverso una valutazione congiunta di tribunali, procura e personale penitenziario, per verificarne l’idoneità. Il progetto pilota rappresenta il più significativo tentativo di riforma degli ultimi anni per affrontare il sovraffollamento carcerario nel Paese, un problema più volte denunciato dalle organizzazioni per i diritti umani e considerato un ostacolo ai percorsi di reinserimento sociale.


