Il ministero italiano degli Affari esteri e della cooperazione internazionale ha alzato ieri il livello di allerta per tutto il territorio del Mali. Lo si apprende da un aggiornamento del sito Viaggiare sicuri.
Dal settembre 2025, si legge nell’allerta, “si registra un blocco dell’afflusso di carburanti su tutti gli assi stradali (dal Senegal, dalla Costa d’Avorio, dalla Guinea Conakry e dalla Mauritania)”, blocco provocato dal gruppo islamico radicale Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim) per effetto del quale il Paese, inclusa la sua capitale Bamako, “soffre di una gravissima penuria sia diesel, sia benzina, con conseguenze sulla fornitura di elettricità, che nella capitale copre solo sei ore al giorno”.
Il ministero degli Esteri sconsiglia tutti i viaggi, a qualsiasi titolo, all’interno del Paese. Negli ultimi giorni anche il Regno Unito e gli Stati Uniti, così come i Paesi Bassi, hanno pubblicato avvisi simili considerando l’intero territorio del mali “ad alto rischio”.
Un altro stato europeo, la Danimarca ha preso provvedimenti verso un Paese del Sahel, il Burkina Faso. Il ministero degli Esteri della Danimarca ha alzato il livello di allerta per il Paese, aggiornando il precedente status e avvertendo del “rischio di perquisizioni e arresti arbitrari, ad esempio con l’accusa di spionaggio”. Lo si apprende da un aggiornamento del sito del ministero degli Esteri danese.
Copenhagen sconsiglia i suoi cittadini di viaggiare in Burkina Faso. Ad agosto 2024 la Danimarca aveva annunciato la chiusura delle sue ambasciate in Mali e Burkina Faso a causa delle “possibilità molto limitate di presenza nella regione del Sahel dopo una serie di colpi di Stato militari negli ultimi anni”.
La decisione danese di aggiornare il livello di allerta per ragioni giudiziarie e non per questioni legate alla sicurezza generale del Paese segue decisioni simili già prese dal Belgio e dai Paesi Bassi, che nelle ultime settimane hanno pubblicato aggiornamenti simili.


