Cinquantotto anni dopo la sua morte, la giustizia sudafricana ha riscritto una pagina della storia nazionale. Un tribunale di Pietermaritzburg ha smentito la versione ufficiale diffusa nel 1967 secondo cui Albert Luthuli, leader dell’African National Congress (Anc) e premio Nobel per la pace nel 1960, sarebbe morto investito da un treno. La corte ha stabilito che Luthuli fu in realtà ucciso da membri della polizia speciale del regime dell’apartheid, in un’operazione poi camuffata da incidente ferroviario.
Secondo la sentenza, resa pubblica ieri, il delitto fu orchestrato con la complicità di alcuni dipendenti della compagnia ferroviaria statale, incaricati di inscenare la versione dell’incidente. La giudice ha citato sette uomini – tra cui un macchinista, un capostazione e due agenti della polizia ferroviaria – come autori o complici dell’omicidio, ma nessuno di loro è oggi rintracciabile o in vita.
La decisione annulla formalmente le conclusioni dell’inchiesta condotta nel 1967 e riconosce la responsabilità delle forze di sicurezza dell’apartheid nella morte di uno dei simboli della lotta non violenta contro la segregazione razziale. Per la famiglia Luthuli, che per decenni aveva contestato la versione ufficiale, si tratta di una “verità finalmente ristabilita”.
Albert Luthuli aveva guidato l’Anc dal 1952 fino alla sua morte, in un periodo cruciale in cui il partito venne messo al bando dal regime bianco. Figura di riferimento del movimento di liberazione, Luthuli ricevette il premio Nobel per la pace nel 1960 e, durante la cerimonia di consegna a Oslo l’anno successivo, pronunciò un appassionato discorso in difesa della non violenza.
L’Anc ha accolto con soddisfazione il verdetto, definendolo “una correzione di una distorsione storica” e “una vittoria morale non solo per la famiglia Luthuli, ma per tutti i martiri della lotta contro il regime crudele dell’apartheid”.
L’indagine era stata riaperta nell’aprile 2025, nell’ambito del riesame di una serie di morti e sparizioni politiche rimaste impunite durante l’apartheid.


