A due anni dalla sua creazione, l’Alleanza degli stati del Sahel (Aes) ha già cambiato profondamente gli assetti politici, e geopolitici, della regione del Sahel, mostrando sempre più ambizione in uno slancio istituzionale caratterizzato anche da importanti progetti economici. Restano intatte le sfide nell’ambito della sicurezza, mentre l’economia dei tre Paesi membri dell’Aes, Burkina Faso, Mali e Niger, sembra invece marciare sulla strada giusta, che non è solo quella dei risultati ma è anche, soprattutto, quella della fiducia negli investitori. La politica, invece, in un contesto in cui i regimi militari al potere hanno esteso i loro mandati, sembra essere in una crisi profonda e senza vie di uscita.
L’Aes celebra oggi il suo secondo anniversario. L’Alleanza è stata creata il 16 settembre 2023 dalle giunte militari di Mali, Niger e Burkina Faso attraverso la Carta Liptako-Gourma, l’Aes è nata nel contesto di una crisi diplomatica seguita al colpo di Stato del generale Abdourahamane Tiani a Niamey e alle minacce di intervento militare della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Ecowas). Minacce che sono sempre rimaste parole per i media: la rottura dei Paesi Aes con Ecowas è stata confermata il 29 gennaio 2025, sedici mesi dopo l’annuncio del ritiro, senza che i Paesi dell’organizzazione siano riusciti a far nulla per impedirlo. Nonostante la rottura, la libera circolazione di persone e merci rimane per il momento in vigore e ci sono discussioni in corso volte a definire un quadro di cooperazione post-separazione.

Nel luglio 2024, l’Alleanza si è trasformata nella Confederazione degli Stati del Sahel, aprendo la strada a una più ampia integrazione che abbraccia aspetti politici, economici e culturali: il generale Assimi Goita, capo di Stato maliano, ne è l’attuale presidente, carica che durerà un anno, e il secondo vertice dei capi di Stato della Confederazione è previsto per dicembre 2025. Nell’ultimo anno, sono emersi diversi strumenti istituzionali che mostrano la volontà dei Paesi Aes a cooperare e la direzione politica intrapresa dalle giunte militari: è nata una stazione radio confederale che trasmette da Ouagadougou, sono stati adottati una bandiera e un inno ufficiale a maggio 2025, è stata annunciata la creazione di una Banca confederale per gli investimenti e lo sviluppo (Bcid-Aes), il cui finanziamento deve ancora essere specificato, e annunciata istituzione di un Tribunale penale e dei diritti umani, accompagnato da un carcere regionale di massima sicurezza. È inoltre in preparazione un parlamento confederale, a seguito di una riunione tecnica organizzata ad agosto 2025.
L’Aes sta inoltre continuando a razionalizzare i propri organi: la trasformazione dell’Autorità per lo sviluppo integrato del Liptako-Gourma in un’agenzia esecutiva dovrà essere effettiva entro il 31 dicembre ma, tuttavia, l’intero sistema rimane in gran parte dipendente dalle risorse nazionali, mentre i vincoli di bilancio sono molto severi. Questo riposizionamento di Burkina, Mali e Niger ha portato anche a una riorganizzazione dell’Ecowas, che ha trasferito alcune delle sue istituzioni in Liberia, Guinea e Guinea-Bissau a giugno 2025. A livello politico, i regimi militari di Bamako, Ouagadougou e Niamey hanno esteso il loro potere per un periodo rinnovabile di cinque anni, rafforzando il radicamento di una governance in formato eccezionale, mentre la prospettiva di un ritorno al potere civile resta lontana.

Sul fronte militare, le autorità del Burkina Faso sostengono di aver incrementato la riconquista territoriale al 72,70% a giugno, rispetto al 70,89% di sei mesi prima, in particolare nella valle di Sourou, nonché a Diapaga e Djibo. In Mali, l’esercito ha annunciato a luglio di aver respinto attacchi jihadisti coordinati contro sette punti strategici, neutralizzando oltre 80 aggressori del Jnim e catturando Abraham Boubacar, alias “Oubel”, leader dello Stato islamico nel Sahel, ma il Paese continua a subire crescenti pressioni dei gruppi armati a ovest, dove il Jnim avrebbe imposto un blocco a diverse città e starebbe cercando di interrompere gli scambi economici con il Senegal.
Peggiore, forse, la situazione in Niger: il Global terrorism index pubblicato a marzo 2025 ha registrato un aumento del 94% dei decessi legati alla violenza jihadista nel 2024, con 930 morti. Più in generale, nello stesso anno il Sahel da solo ha registrato il 51% dei decessi dovuti al terrorismo in tutto il mondo e il Burkina Faso rimane il Paese più colpito per il secondo anno consecutivo, confermando lo status della regione come epicentro globale del terrorismo.
Allo stesso tempo, le relazioni tra i tre Paesi e la Francia si sono notevolmente deteriorate: dopo il ritiro di Parigi da questi Paesi si è spianata la strada al crescente potere della Russia nel Sahel, anche se oggi gli Stati Uniti stanno cercando di riconquistare un posto d’appoggio nei Paesi Aes e in quelli limitrofi mentre altri attori africani, come l’Egitto e soprattutto il Marocco, stanno diventando più assertivi. In particolare, Rabat si distingue per la sua “Iniziativa atlantica” volta ad aprire il Sahel ai porti sull’Oceano, e le mediazioni di Rabat hanno portato al rilascio di cittadini stranieri: ma il Marocco sta portando avanti anche importanti politiche e progetti di cooperazione in materia di sicurezza.


