Malawi, i droni contro l’Aids

di Enrico Casale
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droneFinora ne abbiamo sentito parlare solo come micidiali armi silenziose contro i terroristi. I loro carichi di bombe hanno ucciso decine capi jihadisti in molti Paesi dell’Africa. Le informazioni raccolte grazie ai loro sensori hanno permesso di sgominare i pirati nello Stretto di Aden. E a monitorare i flussi dei migranti nel Mediterraneo. Ma i droni non sono solo velivoli da guerra e possono trasformarsi in strumenti di pace. È quanto sta avvenendo in Malawi.

Il Paese dell’Africa subsahariana è una delle nazioni con la più alta incidenza di Hiv-Aids (circa il 10% della popolazione). Per individuare il contagio e, quindi, iniziare le giuste terapie, sono necessarie analisi approfondite e rapide. Soprattutto per i bambini. Secondo l’Unicef in Malawi almeno 40mila piccoli sono sieropositivi e ne muoiono diecimila ogni anno. Una tragedia che potrebbe essere evitata.

«Sono davvero molti i ritardi nel trattamento di bambini sieropositivi, che hanno bisogno subito delle analisi – spiega al sito it.euronews.com Judith Sherman, Unicef Hiv e Progetto Aids in Malawi -. Idealmente, prima dei 2 mesi, tra la sesta e l’ottava settimana, le provette devono arrivare dalle strutture sanitarie a uno degli 8 laboratori nazionali».

Il sistema stradale malawiano però è disastrato. Le principali arterie hanno le carreggiate malmesse e per percorrerle ci vogliono giorni, se non settimane. Così si è pensato ai droni. Un drone è in grado di trasportare fino a 250 test o un chilo di campioni, in una volta sola. Il «primo volo riuscito» è stato di 10 chilometri, tra il centro di assistenza sanitaria della comunità al laboratorio dell’ospedale della capitale Lilongwe.

L’Unicef ha intenzione di potenziare ulteriormente questo servizio. E, per una volta, i droni, invece che bombe, porteranno una speranza per i piccoli malawiani.

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