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    ECONOMIANEWS

    Voglia d’Africa 2026: perché le piccole imprese italiane scommettono sul continente

    di Tommaso Meo 30 Marzo 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    Per le piccole e medie imprese italiane l’Africa non è più una frontiera remota, ma l’area geografica con le maggiori prospettive di crescita per i prossimi trent’anni. È quanto emerge dallo studio “Voglia d’Africa 2026”, realizzato da Human Highway e presentato a Milano presso l’Hotel dei Cavalieri. La ricerca, illustrata dal fondatore Giacomo Fusina, delinea un quadro in cui la spinta demografica, una popolazione giovane e la rapida digitalizzazione rendono il continente un asset strategico nel medio e lungo periodo per il nostro tessuto produttivo.

    Tra i mercati che riscuotono il maggiore interesse spiccano il Kenya, il Senegal e il Marocco, confermando una particolare attenzione delle imprese verso l’area dell’Africa Orientale. Le Pmi coinvolte nell’indagine, che operano principalmente nei settori dei servizi B2B e della consulenza, indicano un cambio di paradigma nelle strategie d’ingresso: la conoscenza diretta del territorio e le partnership locali sono oggi considerate più efficaci rispetto ai canali istituzionali tradizionali. Per lavorare in contesti complessi come quello keniota, ad esempio, la maggioranza delle aziende preferisce affidarsi a consulenti specializzati o alla rete logistica e relazionale di organizzazioni non governative già radicate sul posto.

    Nonostante l’ottimismo, lo studio non nasconde le barriere che ancora frenano gli investimenti, identificandole nella burocrazia farraginosa, nell’instabilità politica di alcune aree e nelle carenze infrastrutturali. Durante il dibattito, la viceministra degli Interni del Kenya, Sally Muhia Beacco, ha esortato le imprese italiane a considerare il Paese come un hub regionale, mentre Diego Masi, presidente di Alice for Children, ha ribadito la necessità di creare un ecosistema integrato tra aziende, università e centri di ricerca. L’idea di fondo, sostenuta anche da figure come Elena Buscemi e Martino Ghielmi, è quella di un’Africa che diventi terreno naturale per uno sviluppo industriale e digitale condiviso.

    Un nodo cruciale resta quello del supporto finanziario. Esperti del settore come Marco Belletti, Paule Ansoleaga Abascal ed Eugenia Martini Donati hanno sottolineato l’urgenza di potenziare gli strumenti di credito e investimento, attualmente giudicati insufficienti per le reali necessità delle Pmi.

    L’iniziativa, sostenuta da Alice for Children, punta ora a trasformarsi in un osservatorio stabile a Milano, con l’obiettivo di monitorare l’evoluzione dei rapporti economici tra l’Italia e un continente sempre più determinante per gli equilibri globali.

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    30 Marzo 2026 0 commentI
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