Il governo di Mauritius ha reagito con fermezza all’annuncio della formazione a Londra di un “governo chagossiano in esilio”, un’iniziativa che alcuni esponenti della diaspora dell’Isola di Chagos hanno lanciato per contestare il processo di retrocessione dell’arcipelago a Port-Louis.
In un comunicato diffuso ieri, il ministro della Giustizia mauriziano, Gavin Glover, ha messo in dubbio la rappresentatività e le modalità con cui è stato costituito questo organismo esterno, sottolineando che una consultazione online alla base dell’azione non rifletterebbe “l’insieme delle opinioni chagossiane”. Secondo il governo, la maggioranza dei chagossiani residenti a Mauritius supporta l’accordo con il Regno Unito e il percorso di restituzione delle isole.
Port-Louis ha inoltre ribadito di rispettare il lavoro parlamentare britannico, ma di proseguire il dialogo sul dossier, ricordando che nel 2019 la Corte internazionale di giustizia ha riconosciuto la sovranità mauriziana sull’arcipelago e che il diritto internazionale non prevede un’autodeterminazione separata per i chagossiani.
La controversia nasce in un contesto più ampio: l’accordo di restituzione tra Regno Unito e Mauritius, siglato nel maggio 2025 dopo decenni di contenzioso, deve ancora essere ratificato e comprende disposizioni per preservare la presenza della base militare di Diego Garcia e misure economiche a favore di Port-Louis.
Il governo mauriziano ha ribadito apertura al dialogo e impegno per tutelare gli interessi della comunità chagossiana, ma ha respinto le critiche come non rappresentative dell’opinione generale.


