Il pastore autoproclamato Paul Mackenzie, già in custodia cautelare dal 2023 per l’inchiesta sulla setta di Shakahola, sarà perseguito per ulteriori 52 morti in Kenya, secondo quanto reso noto dalla procura.
Il procedimento si inserisce nel filone investigativo legato alla morte di circa 450 adepti che, secondo le accuse, sarebbero stati indotti a digiunare fino alla morte per “incontrare Gesù” nella foresta di Shakahola, nell’est del Paese. Nel 2025, in un villaggio chiamato Binzaro, a circa 30 chilometri da Shakahola, sono stati rinvenuti 34 corpi e 102 resti umani, ritenuti riconducibili a 52 decessi. Gli investigatori ipotizzano che le attività del gruppo siano proseguite anche mentre Mackenzie si trovava in detenzione.
In un comunicato ripreso da Radio France Internationale, la procura ha affermato che sussistono “ragionevoli sospetti” sul coinvolgimento di Mackenzie, accusato di aver concepito e supervisionato i reati attraverso insegnamenti radicalizzati per attirare le vittime a Binzaro. Gli inquirenti riferiscono di aver recuperato appunti manoscritti nelle celle da lui occupate, contenenti dettagli su transazioni effettuate tramite telefoni cellulari.
Secondo la stampa locale, quattro seguaci avrebbero continuato le attività del gruppo per reclutare nuove vittime, mentre Mackenzie avrebbe proseguito le sue predicazioni telefonicamente dal luogo di detenzione.
La procura intende ora unificare i due procedimenti. Mackenzie è già incriminato, tra l’altro, per omicidio, omicidio colposo e radicalizzazione nel caso Shakahola. Nella nuova inchiesta lui e i coimputati devono rispondere di diversi capi d’accusa, tra cui partecipazione ad attività criminali organizzate, radicalizzazione, favoreggiamento di atti terroristici e omicidio.
Mackenzie dovrà comparire in tribunale l’11 febbraio per l’udienza relativa alla dichiarazione di colpevolezza o innocenza in questo nuovo procedimento.


