Di Andrea Spinelli Barrile
Sta facendo molto discutere nelle ultime ore un accordo che vedrebbe il presidente William Ruto fornire agli Stati Uniti un accesso totale e incondizionato all’intero database sanitario nazionale del Kenya. Lo denuncia l’attivista keniano Nelson Amenya, secondo il quale sarebbe in corso “un colonialismo dei dati”.
L’attivista keniano Nelson Amenya (nella foto) colpisce ancora, e stavolta, denuncia un deal poco etico che vedrebbe il presidente William Ruto fornire agli Stati Uniti un accesso totale e incondizionato all’intero database sanitario nazionale del Kenya. L’anno scorso, fece rivelazioni su uno scandalo legato alla ristrutturazione dell’aeroporto di Nairobi.
La diplomazia keniana sta negoziando da mesi, da quando Trump è entrato nuovamente come inquilino alla Casa Bianca, un nuovo accordo commerciale, negoziati che si sono intensificati con la fine dell’Agoa, l’accordo di libero scambio che permetteva alle merci africane di entrare negli Stati uniti senza dazi. L’ultima volta che Ruto era stato a Washington c’era ancora Joe Biden nello Studio ovale e i due presidenti si erano promessi amore eterno, con il Kenya innalzato a “partner strategico” degli Stati uniti, standing che garantisce a Nairobi aiuti economici, sostegno e molto altro da parte di Washington. Una partnership, anche questa, che con Trump è diventata velocemente un lontano ricordo.
Il negoziato Kenya-Usa sembra essere arrivato alla fine ma, secondo la denuncia fatta dal whistleblower Amenya, il governo keniano firmerà con gli Usa un accordo di sicurezza sanitaria di 25 anni che garantirebbe l’accesso americano ai dati contenuti nelle cartelle cliniche dei keniani: “Questo consentirà al governo degli Stati uniti di accedere in tempo reale a tutti i dati sanitari del Kenya, tra cui i dati sulla sieropositività, le cure per la tubercolosi, i registri delle vaccinazioni dei tuoi figli, tutto” ha denunciato Amenya. L’accordo garantirebbe anche agli Stati uniti il diritto di condurre controlli casuali sul 5% delle strutture sanitarie del Kenya, a propria discrezione. Secondo la denuncia, ogni cartella clinica, ogni test Hiv, diagnosi di tubercolosi, caso di malaria sarà accessibile ai funzionari statunitensi, senza alcuna anonimizzazione, alcun consenso da parte del paziente alcuna restrizione sui dati disponibili.

Amenya non è un personaggio qualunque in Kenya ed ha una certa influenza: a soli 30 anni, è diventato un simbolo nazionale di coraggio civico ed è da molti considerato un eroe per aver pubblicato, circa un anno fa, i dettagli dell’accordo tra il governo keniano e il congolmerato indiano dell’edilizia (e molto altro) Adani group, che aveva ottenuto l’appalto per la ristrutturazione e la successiva gestione dell’aeroporto della capitale keniana. Nessuna gara d’appalto pubblica, un processo di approvazione accelerato, normative ignorate e trasferimenti bancari sospetti a un fondo crediti di Abu Dhabi, il tutto messo in atto da un partner (Adani) sul quale in India, dove ha la sua sede, ci sono già pesanti sospetti di corruzione e traffico di stupefacenti.
La prima denuncia di Amenya è stata pubblicata sui suoi canali social nella primavera del 2024 e in meno di sei mesi ha portato a proteste pubbliche, una causa in tribunale e la clamorosa decisione presidenziale, il 20 novembre 2024, di rescindere l’accordo con Adani. Per questa denuncia, Nelson Amenya è stato inserito nella lista dei 100 africani più influenti del 2024 dal New african magazine e ha ricevuto il Transparency international integrity award.
La sua nuova denuncia, con tanto di documentazione diffusa sul suo canale X, è grave e complessa: secondo l’accordo che dovrebbero firmare i keniani a Washington, i campioni di malattie ottenuti da pazienti kenioti saranno condivisi con circa dieci aziende farmaceutiche statunitensi e c’è anche una clausola che stabilisce che l’accordo sarà regolato dalla legge federale statunitense, una clausola che limiterebbe l’applicazione delle leggi keniane in caso di violazione dei dati dei cittadini keniani: “L’Ufficio del Commissario per la protezione dei dati diventa completamente impotente nel proteggerti” ha scritto Amenya sui social in un post in cui sostiene che l’accordio violerebbe la Costituzione ma anche il Kenya data protection act, l’Health act e il Digital health act.
“Stiamo parlando della privacy medica di oltre 50 milioni di keniani che viene consegnata a un governo straniero in base a leggi straniere” ha commentato Amenya, che ha denunciato “il colonialismo dei dati”. Secondo alcune clausole dell’accordo inoltre, “il mancato rispetto degli impegni” da parte del Kenya “potrebbe comportare modifiche all’assistenza pianificata o l’interruzione del presente protocollo d’intesa”. Che si traduce con la minaccia di altri tagli agli aiuti americani.
Ieri a Washington, il presidente keniano William Ruto ha supervisionato anche la firma dell’accordo di pace tra Repubblica democratica del Congo e Ruanda, un traguardo importante per la diplomazia e lo standing politico del Kenya.


