a cura di Marco Trovato
Scalare la più alta cima del continente non è solo una sfida fisica, ma un’esperienza trasformativa. Questa montagna iconica, con la sua cima innevata che svetta sulle savane, luogo sacro per le comunità locali, non smette mai di ispirare chi la affronta, lasciando ricordi indelebili e la consapevolezza di aver compiuto un’impresa indelebile.
Con i suoi 5.895 metri, il Kilimangiaro – la montagna più alta dell’Africa – rappresenta una delle mete più ambite per gli amanti dell’avventura e gli appassionati di trekking. Questa vetta maestosa, con i suoi tre vulcani spenti – Kibo, Mawenzi e Shira – domina il nord della Tanzania e incanta con i suoi ecosistemi unici e le sue cime innevate che si stagliano contro il cielo equatoriale. Attraversare le sue pendici significa scoprire foreste pluviali, lande alpine e ghiacciai, mentre il panorama diventa, con l’altitudine, sempre più mozzafiato. Per i popoli locali, come i Chagga e i Masai, la montagna è sacra, fonte di miti e spiritualità. I Chagga, in particolare, la considerano simbolo di identità e prosperità, mentre i Masai la associano alla potenza divina. Essa è al centro di rituali che onorano la natura e la vita.
Scalare il Kilimangiaro è un’impresa alla portata di molti, non richiede tecniche di arrampicata, ma la sua altitudine rappresenta una sfida significativa. L’acclimatazione è fondamentale per prevenire il mal di montagna, condizione che può manifestarsi con sintomi quali mal di testa, nausea e affaticamento. Per questo motivo, è consigliabile scegliere itinerari di 7-9 giorni, che danno il tempo di adattarsi gradualmente. I percorsi principali, come la Marangu e la Machame, offrono opzioni adatte a diversi livelli di esperienza, mentre i sentieri più lunghi, come il Northern Circuit, favoriscono un miglior acclimatamento. La Marangu, nota come la “Coca-Cola Route”, è apprezzata per i rifugi lungo il percorso, mentre la Machame, o “Whiskey Route”, è più impegnativa ma offre panorami spettacolari.

La scalata richiede dai cinque ai dieci giorni, a seconda del percorso scelto. Più tempo significa appunto una maggiore possibilità di acclimatarsi e raggiungere la vetta in sicurezza. È fondamentale affidarsi a guide esperte e operatori certificati, che garantiscono non solo la sicurezza ma anche il rispetto per l’ambiente e le comunità locali. L’esperienza dell’ascesa è molto più di un’escursione: è un viaggio interiore e una sfida che permette di testare i propri limiti fisici e mentali. Ogni giorno regala scenari diversi, dalle foreste umide popolate da uccelli variopinti e scimmie, ai paesaggi lunari caratterizzati da rocce vulcaniche e panorami sbalorditivi. La sensazione di camminare sopra le nuvole è impareggiabile, e il momento culminante è raggiungere l’Uhuru Peak all’alba, quando il sole sorge sopra le pianure africane, tingendo il cielo di colori spettacolari. Questo traguardo, simbolo di perseveranza e forza, rimane impresso nella memoria di chiunque lo raggiunga. Le stagioni secche (gennaio-marzo e giugno-ottobre) sono i periodi migliori per questa avventura, grazie alle condizioni meteorologiche più stabili. È essenziale salire gradualmente, mantenere un’idratazione adeguata e seguire sempre i consigli delle guide. È altrettanto cruciale portare con sé abbigliamento adatto per affrontare temperature che variano dai 30 °C alla base ai -20 °C sulla vetta.

La scalata non è solo un viaggio personale ma un’opportunità per appoggiare il turismo sostenibile. Iniziative come il Kilimanjaro Porters Assistance Project garantiscono condizioni dignitose ai portatori, veri eroi della montagna, compagni di ogni ascesa, mentre le rigide regole del parco proteggono l’ecosistema. Salire sul Kilimangiaro significa contribuire all’economia locale in un ambiente oggi minacciato dai cambiamenti climatici: i ghiacciai che coprono la vetta bianca, immortalati anche da Ernest Hemingway nel suo celebre racconto Le nevi del Kilimangiaro, si stanno riducendo a un ritmo allarmante e rischiano, secondo gli scienziati, di sparire completamente entro il 2050. Per raggiungere questa meraviglia, l’aeroporto internazionale del Kilimanjaro è il punto di partenza ideale. Con collegamenti diretti da città europee e africane, il viaggio verso Moshi, la città base, è semplice ed è assicurato dai numerosi mezzi offerti ai turisti dalle compagnie tanzaniane. Qui iniziano le escursioni, organizzate da operatori locali che offrono pacchetti completi con guide, permessi e supporto logistico. Il costo della scalata varia a seconda del percorso e dei servizi inclusi, ma in media si aggira tra i 1.500 e i 3.000 dollari. La cifra include i permessi obbligatori per il parco, il supporto del personale e il noleggio delle attrezzature. È consigliabile prenotare con anticipo, soprattutto nei periodi di alta stagione, affidandosi al tour operator African Explorer che opera in Tanzania da più di trent’anni. www.africanexplorer.com


