• Homepage
  • ARGOMENTI
    • NEWS
    • IN EVIDENZA
    • FOCUS
    • LO SCATTO
    • SOCIETÀ
    • ARCHIVIO ARTICOLI
    • AFRICA TV – VIDEO
    • NATURA
    • CONTINENTE VERO
    • IN VETRINA
  • EVENTI
    • Festa 100 afriche
    • Dialoghi sull’Africa
      • 2025
      • 2024
      • 2023
      • 2022
      • 2021
      • 2019
      • 2018
      • 2017
      • 2016
      • 2015
      • 2014
      • 2013
      • 2012
      • 2011
    • Archivio eventi
      • 2025
      • 2024
      • 2023
  • CORSI ONLINE
    • “Disordine Globale” (geopolitica)
    • Orizzonti di Sabbia (registrazione)
  • MOSTRE
  • LA RIVISTA
    • CHI SIAMO
    • Per abbonarsi
    • Acquista copia singola
    • NUOVO NUMERO (2/2026)
    • NUMERO ARRETRATO (1/2026)
    • Dove trovare Africa
    • Promo docenti, studenti, scuole e biblioteche
    • Iscriviti alla newsletter
    • Coopera – inserto Ong
    • CONTATTI
  • Abbonamenti
  • VIAGGI DI AFRICA
    • PROSSIME PARTENZE
    • ALGERIA
    • BENIN
    • BENIN E TOGO
    • COSTA D’AVORIO
    • ETIOPIA (DANCALIA)
    • MADAGASCAR
    • MALAWI
    • MAURITANIA
    • REUNION
    • SAO TOME
    • SENEGAL
    • SUDAFRICA
    • UGANDA (GORILLA)
    • UGANDA (KARAMOJA)
  • shop
  • PROMO “Vini del Sudafrica”
  • Promo scuole e biblioteche
  • FESTA 100 afriche
  • Corso “Disordine globale”

Edizione del 21/03/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

La Petite Dernière

    CINEMANEWS

    La Petite Dernière: Il desiderio e la fede

    di claudia 24 Maggio 2025
    Scritto da claudia

    di Annamaria Gallone

    Presentato in competizione ufficiale a Cannes, La petite dernière è il terzo lungometraggio da regista di Hafsia Herzi, tratto dal romanzo autobiografico di Fatima Daas. Il film racconta il percorso di formazione di Fatima, diciassettenne musulmana e lesbica cresciuta nella banlieue parigina, sospesa tra fede, desiderio e ricerca di sé.

    C’è una lunga inquadratura in LA PETITE DERNIÈRE in cui Fatima, 17 anni, velata, trattiene le lacrime davanti alla madre. È lì, in quella terra di mezzo tra l’infanzia e l’età adulta, tra la fede e il desiderio, che Hafsia Herzi ambienta il suo terzo lungometraggio da regista, tratto dal romanzo autobiografico di Fatima Daas, presentato in competizione alla 78° Edizione del Festival Di Cannes, il film si pone come un coming-of-age dalla fisionomia nitida e dolente, che attraversa un anno di formazione emotiva e spirituale nel corpo e nello sguardo di un’adolescente cresciuta nella banlieue parigina, musulmana praticante, lesbica, in bilico costante tra obbedienza e autodeterminazione.

    La regista, classe 1987, marsigliese di origini algerine e tunisine — è un nome già centrale nella recente storia del cinema francese. Dopo la folgorante apparizione in La Graine et le Mulet di Kechiche (Premio Marcello Mastroianni a Venezia 2007), Herzi ha saputo imporsi non solo come attrice intensa e versatile, ma anche come regista attenta a una dimensione intima e comunitaria spesso dimenticata dal cinema d’autore europeo. Tu mérites un amour (2019) e soprattutto Bonne Mère (2021, Un Certain Regard a Cannes) l’hanno consacrata come una cineasta dell’ascolto e dell’osservazione, capace di raccontare il mondo arabo-francese senza estetizzazioni né pietismi.

    Con La petite dernière, Herzi compie un ulteriore passo in avanti, scegliendo di adattare un testo letterario dallo stile frammentario e profondamente interiore. Ne mantiene la struttura episodica, l’essenzialità lessicale e soprattutto l’io narrante sommesso, trasformandoli in scelte estetiche: camera a mano, pochi movimenti di macchina, luce naturale, dialoghi ridotti all’osso. Il suo è un realismo calibrato, non urlato, che prende molto da Kechiche (le lunghe scene conviviali, la direzione degli attori non professionisti)

    Fatima (una sorprendente Nadia Melliti, al debutto) è l’ultima arrivata, la petite dernière, in una famiglia di origine algerina in cui le regole sono non dette ma scolpite nella quotidianità. Il padre è una figura assente, la madre vigila, le sorelle fanno cerchio — eppure Fatima non trova spazio. Né in casa, né nella scuola, né nelle app di incontri dove si finge Jasmine, né nei flirt incerti che sbocciano e sfioriscono. Solo l’università, luogo di pensiero e possibilità, le offre un primo respiro.

    Herzi non cerca il dramma identitario ad effetto. Il suo è uno sguardo paziente, che accarezza i corpi senza ingabbiarli, che coglie la tensione dei silenzi più che l’urgenza delle parole. Anche quando omaggia esplicitamente la vita di Adele — nella scena del Pride con Ji-na, l’infermiera di origine sudcoreana — lo fa con consapevolezza filologica, tracciando una linea diretta tra il cinema che l’ha formata e quello che oggi ambisce a realizzare.

    È forse proprio questa fedeltà all’intimo, al fragile, a rendere La petite dernière un’opera paradossale: limpida nella forma, sfuggente nel coinvolgimento. Se da un lato l’equilibrio stilistico sorprende, dall’altro emerge una certa ritrosia nel dare corpo al conflitto. Le pulsioni restano spesso implicite, le relazioni appena abbozzate, le svolte narrative smussate. Così, la rabbia repressa, i primi baci, la delusione amorosa, la preghiera disperata restano contenuti in un contenitore elegante ma a tratti troppo trattenuto.

    La regia è salda, sorretta da una fotografia che alterna naturalezza e introspezione (ottimo il lavoro di Jérémie Attard), e soprattutto da un cast composto da volti per lo più inediti, diretti con sobrietà e misura. Melliti incarna Fatima con una fisicità essenziale, mai manierata: è un volto che trattiene, una postura che sfugge, un’identità che si cerca. Ma è proprio in questa scelta di sottrazione che il film rischia talvolta di non vibrare come dovrebbe. Dove il libro di Daas feriva e commuoveva, il film osserva, misura, e infine smussa.

    Ciononostante, La petite dernière resta un’opera necessaria. Per il tema — la difficoltà di essere sé stesse in un contesto multiculturale e patriarcale, lacerato tra religione e autodeterminazione — e per la voce autoriale che conferma Hafsia Herzi come una delle registe più interessanti del panorama francese contemporaneo. Il suo è un cinema che crede nella forza silenziosa dell’intimità e che si muove nel solco dell’autenticità più che dell’enfasi. Un cinema fatto di sussurri e tremiti, che sa che l’identità non è un grido, ma una domanda che non sempre trova risposta.

    Condividi
    24 Maggio 2025 0 commentI
    0 FacebookTwitterPinterestEmail

Africa Rivista

Via Fabio Massimo, 19 – 20139 Milano
Tel. 02.80898696
Cell. 375.5353235
Fax 06.92933897
Email: info@africarivista.it
Abbonamenti: segreteria@africarivista.it

Per abbonarsi alla rivista

Online


Bonifico Bancario
IBAN:  IT 65 H030 3203 2100 1000 0291 446
Intestato a Internationalia s.r.l.
SWIFT/BIC: BACRIT21302


Conto Corrente Postale
CCP n° 1049863846 – Intestato a Internationalia srl, Via Conca d’Oro, 206 – 00141 Roma 

Argomenti

ISCRIVITI ORA

ULTIMI ARTICOLI

  • Heritage in motion: a Milano il dibattito sulla restituzione delle opere d’arte

    21 Marzo 2026
  • Telecamere e potere: l’Africa nell’era del controllo digitale

    21 Marzo 2026
  • Il circo contemporaneo sbarca in Benin con Art4Change

    21 Marzo 2026
  • Aquiloni di plastica in Sudan

    20 Marzo 2026
  • Morte Umberto Bossi, il caso Tanzania tra le pagine controverse

    20 Marzo 2026
  • CHI SIAMO
  • PER ABBONARSI
  • VIAGGI DI AFRICA
  • CONTATTI
  • PUBBLICITA’ SU AFRICA
  • PRIVACY
  • INFORMATIVA

Edizione del 21/03/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl