Sono oltre 50.000 le persone fuggite da fine ottobre dalla regione del Kordofan, in Sudan, a causa dell’intensificarsi dei combattimenti, con il capoluogo del Kordofan settentrionale, El Obeid, che appare oggi “a un passo o due dall’essere la prossima città sotto attacco”. Lo ha detto il capo missione dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) in Sudan, Mohamed Refaat, parlando da Port Sudan ai giornalisti a Ginevra, invitando tutti gli Stati membri e “chiunque possa fornire supporto” al popolo sudanese a garantirne la protezione.
“La gente in Sudan non si sposta per scelta, scappa solo per mettersi in salvo”, ha rimarcati Refaat, spiegando che al momento le persone stanno fuggendo da Babanusa (Kordofan occidentale, ndr), Kadugli (Kordofan meridionale, ndr) e da El-Obeid. “Nella città di Kadugli, stimiamo ci siano tra le 90.000 e le 100.000 persone che saranno sfollate se dovesse succedere qualcosa, se i combattimenti continuassero e se riuscissero a lasciare la città”, ha precisato Refaat.
Il funzionario dell’agenzia Onu ha quindi espresso preoccupazione per la situazione nella città di El Fasher, nel Darfur settentrionale, conquistata lo scorso ottobre dalle forze paramilitari di supporto rapido dopo mesi di assedio. Stando a stime dell’Oim, sono oltre 109.000 le persone che sono riuscite a fuggire da allora. “Molti di loro sono ancora bloccati nei villaggi vicini, impossibilitati a spostarsi a causa di problemi logistici e di sicurezza”, ha spiegato Refaat.
Il funzionario ha quindi lanciato l’allarme per i tagli ai finanziamenti dell’agenzia, che ha perso 83 milioni di dollari nel corso del 2025: “A causa di questi tagli dobbiamo scegliere quali vite possiamo salvare e quale supporto interrompere. Quindi andremo in luoghi dove sappiamo che le persone sono in condizioni di assoluto bisogno, ma le abbandoneremo e non saremo in grado di aiutarle perché dobbiamo dare priorità a chi sta morendo”.


